lunedì 18 luglio 2011

BRASILE - RIO DE JANEIRO, LA FESTA È QUI


Essere carioca. 
Oggi, forse, è l'ultimo giorno della mia vita

Quando conobbi Vania, dottoressa carioca che abitava nel lussuoso quartiere della Barra da Tijuca, rimasi esterrefatto per ciò che disse:
«Não gosto de samba. Não gosto de futeból. Não gosto de praia.»
Un mondo di miti era crollato. Come può una brasiliana non amare la trimurti del 'Paìs Maravilhoso'? Può un italiano odiare la pastasciutta?



Da allora capii che Rio, capitale 'morale' del Brasile, non è fatta solo di Copacabana e di Cristo Redentore, di Pan di Zucchero e di Maracanã, di mulatte e di carnevale: almeno quanto non è solo abitata da meninos de rua e da squadroni della morte, e non è tutta una favela. Tutte realtà vere, inconfutabili, ma abusate dai media occidentali o dalla propaganda turistica. La realtà quotidiana, per i più, è altra: esistono decine e decine di spiagge meno affollate di 'Copa', alcune delle quali molto più pulite e gradevoli. Il Corcovado e il Pão de Açúcar offrono sì un panorama unico sulla Baia de Guanabara, ma per raggiungerli bisogna fare code chilometriche fra orde di turisti, e l’impressione di gregge al pascolo è forte. Il carnevale carioca, diverso da quello delle altre regioni, offre uno spettacolo unico al mondo ma, dopo la prima volta che vi si assiste e, soprattutto, dopo il confronto con le realtà quotidiane della società, acquista un sapore troppo forte di anestetico. I bambini di strada esistono, scippano e sniffano la colla, ma sono solo una piccola parte di società emarginata che viene amplificata al massimo volume dai media. Gli stereotipi usati per descrivere una megalopoli come Rio (vi abitano dieci milioni di abitanti), si sprecano. Per conoscere a fondo questa bellissima città, forse più che altrove in Brasile - la concentrazione turistica qui è massiccia -, occorre un certo tempo, oltre alla ferma volontà.



Chi è dotato di spirito d’avventura, poco dipendente dai grandi comfort degli alberghi a molte stelle, prova grande curiosità e desiderio di appartenere al luogo in cui si trova, non resta che una sola via, una specie di terapia d’urto. Senza, masochisticamente, andare a dormire in una favela o sotto un ponte, l’aspirante carioca deve saper mediare tra i due poli, quello del morro (la collina delle favelas) e quello degli scintillii dorati della Zona Sul: quartieri centrali sul mare, come quelli di Catete e Gloria, equidistanti dal centro storico e dalla baraonda turistica, possono offrire la migliore opzione per tali anime inquiete. Lì si trova tutto ciò che si può volere da una città come Rio: comode pensioncine, la spiaggia a pochi passi, ristoranti dove la feijoada è fatta con tutti gli ingredienti che Dio comanda, cariocas veri (e non i cantanti di colore che intonano O sole mio per i turisti di Copacabana). Ma anche chiese antiche, ambulanti che ti vendono una sigaretta o un’aspirina alla volta (quando, qualche anno fa, ne chiesi un paio in una farmacia di Milano quasi crollarono i banconi del locale per le risate dei farmacisti), mercatini di frutta e verdura da sogno, odore dell’alcol da trazione che, mescolato a quello della salsedine, lascia un’impronta indelebile nel circuito naso-occhi-cervello (l’aroma del Brasile). In queste zone, che conservano la parte sana della vita carioca senza scivolare nei decadentismi da periferia (inurbamento selvaggio, inquinamento atmosferico pestilenziale, violenza e miseria ), dopo aver infilato chinelos (sandali infradito, se possibile di marca Havaianas, e non tristi imitazioni) ai piedi e indossata una maglietta e un paio di pantaloncini - così come qualsiasi carioca medio -, è facile sentirsi a proprio agio, in linea con chi ti circonda.



I vecchi immigrati italiani, che numerosi arrivarono qui cinquant'anni fa, e ricominciarono daccapo, facendo lavori umili (giornalai, pasticceri, panettieri) che mai hanno abbandonato, sono molto diversi dai loro connazionali di oggi, che a Rio si recano per soli quindici giorni a divertirsi. Questi anziani immigrati, visto l'aumento della violenza, la crisi economica e la depressione che ne consegue, vedono oggi la loro patria di un tempo come il Paese di Bengodi, dove sognerebbero di ritornare, se solo là ci fosse ancora qualcuno ad aspettarli. La zona di Cinelandia, attorno alla Praça Floriano, pulsa incessantemente di vita, ben lontana da quella proposta sui depliant delle agenzie: antichi caffè (come la spettacolare Confeitaria Colombo, il Bar Luíz, il Café do Teatro e l’Amarelinho, tutte istituzioni di Rio), musei (quello delle Belle Arti e quello do Negro), chiese (l’assurda Cattedrale Metropolitana, simile a un’astronave aliena, e quella tristemente famosa della Candelaria), ristoranti dove la formula del rodìzio (portate non-stop e tariffa fissa) di pastasciutta fa accorrere intere famiglie (in uno di questi locali è noto un cameriere che fa piroette con i piatti da far impallidire un prestigiatore), negozi di libri d’antiquariato e di dischi che valgono tanto oro quanto pesano. E poi grandi magazzini all’americana - amati anche per l’aria condizionata -, cinema sempre aperti, calçadas (zone pedonali) dove è reperibile tutto ciò che è ipotizzabile vendere sul pianeta - dalla polvere di guaranà all’artigianato dell’intero paese, dai giocattoli all’ingrosso alle maglie di ogni squadra di calcio del mondo -, venditori di vecchie monete di réis, cruzeiros e cruzados (le mille valute della telenovela inflazionistica protrattasi fino all’arrivo dello stabile real), banchetti del jogo do bicho (la lotteria illegale ma giocata da tutti e controllata dai padrini mafiosi), ambulanti che cercano di farti sopportare il calore torrido con succhi di frutta gelati serviti in buffi coni di carta usa-e-getta. E non è finita: ogni angolo, ogni viuzza laterale riserva sorprese, giù giù fino alla Praça Mauà, il capolinea dell’Avenida Rio Branco sul porto (il secondo del Brasile, dopo quello di Santos). Qui l’umanità si fa più dura: ai bancari si sostituiscono i marinai e i militari, qualche bordello in decadenza prende il posto dei cambiavalute e delle agenzie di viaggio, e di turisti non se ne vedono molti. Proseguendo si arriva alla Praça XV (il nome completo sarebbe Quinze de Novembro, ma nessun carioca, preguiçoso - pigro - secondo lo stereotipo, vista la lunghezza, la pronuncia sino in fondo), dove ci sono il trafficato imbarco per la dirimpettaia città industriale di Niteroi e il vecchio Palazzo Imperiale. Qui, a partire dal 1743, abitò l’Imperatore del Brasile, titolo che ognuno di noi sicuramente includerebbe fra i tre desideri da esaudire, se avesse la lampada di Aladino.


C'è poi anche un forte lato statunitense della vita carioca - anch’esso interessante, seppure meno autentico e d’importazione -, probabilmente più che altrove in Brasile: uno slang inglese pieno di buffe espressioni da surfista, riprese nelle telenovelas e pronunciate con lo strascicato accento locale, così odiato - forse per invidia - dal resto dei brasiliani (soprattutto dai paulisti); un abbigliamento simile a quello di una piccola cittadina degli States, che ostenta - in maniera salutare e positiva, non quella tirata su a cheeseburger - il corpo, allenato e tenuto in forma da un'attività sportiva qualsiasi, assai diffusa tra tutte le fasce d’età; la mania per gli shopping-center, dove tutte le merci costano di più, ma fanno chic, dove si vede solo 'bella gente' e l’atmosfera è da Primeiro Mundo, in contrasto con la miseria e i razzismi della strada. È in questi luoghi - come il Barrashopping della Barra da Tijuca, o il Rio Sul, tra Leme e Botafogo - che si concentra la classe benestante (o aspirante tale), fatta di imprenditori e uomini di potere, padroni assoluti della città e dei suoi benefici. Per costoro Rio de Janeiro, così come recita una famosa canzone, continua lindo..., nonostante i molti problemi.



Altra zona di Rio molto in voga, specie fra gli amanti della musica, è Lapa, quartiere che precede il centro, non distante da quello di Glória. Il suo simbolo è l’acquedotto sul quale scorrono le rotaie del bondinho, il tram che fino a qualche tempo fa (l'anno scorso un incidente spaventoso, dovuto alla mancanza di manutenzione, ha fatto vittime) collegava il centro a Santa Teresa, un quartiere bohemien di moda negli ultimi anni, nonostante la favela vi incomba a pochi passi. In passato Lapa non godeva di grande fama ed era considerata in maniera dispregiativa anche perché abitata da molti lavoratori provenienti dal povero Nordest in cerca di un’occupazione nel ricco Sud. Basta guardare il bel film Madame Satã (2002) del regista Karim Aïnouz per farsi un’idea dell’atmosfera che si respirava in questo quartiere, anche se i tempi del travestito più famoso della Lapa ormai sono passati (João Francisco dos Santos, noto come Madame Satã, fu un’icona del mondo omosessuale e della cultura popolare brasiliana). Adesso Lapa pullula di piccoli locali, botecos o veri e propri bar, dove di sera impazza qualunque genere musicale, spesso suonato dal vivo. I locali sono sempre molto affollati e anche qui occorre fare attenzione non solo ai borseggiatori, ma anche alla bontà eccessiva delle caipirinha vendute per pochi reais in bicchierini di plastica. Sotto gli effetti dell’alcol è facile abbassare il livello di guardia e ritrovarsi coinvolti in qualche rissa tra ubriachi. Vale la pena tornare in questo quartiere anche di giorno, per goderne l’atmosfera da post sbronza o ressaca, come direbbe un brasiliano. Murales scrostati, qualche gattara che ama più i felini delle persone e poi l’altro simbolo del quartiere, la multicolor Escadaría Selarón, location di innumerevoli clip musicali. 



Quando incontrai e fotografai Jorge Selarón lasciai il suo atelier con l'amaro in bocca. lui era e si sentiva una star, decisamente interessato a vendere i suoi piccoli quadri, belli e divertenti. presumo che ne avesse ricavato una fortuna, in un quartiere molto povero circondato dalle favelas. era aiutato da un giovane assistente (argentino, se ricordo bene) a dir poco avido. come quest'ultimo capì che ero lì solo per fotografare, e non per comprare, passò dal sorriso a 32 denti di circostanza alla faccia seccata in mezzo secondo. e mi congedò al volo per impegni precedentemente presi. un'ora più tardi lo incontrai di nuovo all'interno di un autobus, quando lo salutai si girò dall'altra parte. leggo che sospettato di aver trasformato il povero Selarón in churrasco è proprio un suo assistente, e mi sa che si tratta di quello che conobbi. denaro, gran brutta bestia. vai com Deus, Selarón!




Lasciata alle spalle l’arte a tassametro, ci si può dedicare alla visita del centro storico. I turisti “mordi e fuggi” di solito non hanno tempo per farlo, ma sarebbe uno sgarbo alla bellezza della città non trascorrere almeno mezza giornata in questa zona. L’Avenida Rio Branco è l’arteria che attraversa perpendicolarmente il centro, una specie di Fifth Avenue con businessman dalle cravatte allentate per via del caldo, gremita di gente dal lunedì al sabato sera, ma deserta la domenica. Qui, si può visitare il bel Museu Nacional de Belas Artes, sorseggiare un dolce cafezinho o un bicchiere di chope (birra alla spina) ai tavolini di Cinelândia. Oppure entrare nella surreale Catedral Metropolitana (una specie di astronave a nido d’ape con vetrate infinite), ammirare le cubiche geometrie dell’Edifício Petrobrás, passeggiare nel centralissimo Largo da Carioca e fare un salto nel giardino del Paço Imperial (pacoimperial.com.br). 





Ci sono poi due luoghi assolutamente da visitare. Innanzitutto lo spettacolare Real Gabinete Português de Leitura, biblioteca dei tempi coloniali dove si prende coscienza del fasto lusitano che fu, prima che la Corona di Lisbona fosse allontanata e in Brasile rimanessero quasi esclusivamente barzellette sui portoghesi. Subito fuori, a due passi, si trovano la Catedral Evangélica, dove è possibile sedersi di fianco alle statue sulla panchina-scultura posta all’ingresso, e la Praça Tiradentes, un tempo luogo di grandi teatri, oggi un po’ la Lapa che fu, con i suoi angoli dall’atmosfera decadente. L’altra meta imperdibile è la Confeitaria Colombo, forse la più bella pasticceria/caffè dell’intera America Latina. I suoi deliziosi pasticcini, dai brigadeiros ai cajuzinhos, qui costano il triplo che altrove, ma visto il fascino del posto vale  la pena concedersi un piccolo lusso, magari sedendo a uno dei tavolini interni che fanno molto chic, per vivere mezz’ora da signori.


Definire Rio de Janeiro con un solo aggettivo è un’impresa ardua, se non impossibile: bellissima, superficiale, pigra, violenta, ricca, povera, gioiosa, decadente, musicale. Ognuno di questi le calza a pennello, perché questa città racchiude in sé quanto di meglio e di peggio si possa trovare in una grande metropoli. Per scoprirne ogni sfaccettatura, si può partire dai luoghi più turistici e reclamizzati come la Baia di Guanabara con il suo meraviglioso paesaggio da cartolina. L’antropologo Claude Lévi-Strauss, infatti, come ricorda Caetano Veloso nella sua elettrizzante canzone O Estrangeiro, l’aveva definita “una bocca sdentata”. Di sicuro non l’aveva osservata dalle sommità del Corcovado o del Pan di Zucchero. Entrambe offrono panorami fantastici della baia, anche se per arrivare in cima occorre farsi largo fra orde di turisti. La vista mozzafiato che si gode da lassù molto probabilmente farà dimenticare ogni cosa, forse anche le favelas sfiorate mentre si arriva in città dall’aeroporto o che si possono scovare dall’alto con uno sguardo a 360 gradi su Rio. Di certo, solo una volta giunti in cima, si comprende pienamente perché il soprannome di Rio sia “Cidade Maravilhosa”. Pochi altri luoghi al mondo possono vantare una conformazione naturale così straordinaria, nonostante l’uomo stia facendo di tutto per rovinarla a colpi di speculazione edilizia.



Da Gloria al centro della città, solitamente disertato dagli stranieri, la camminata è breve. Caotica al primo impatto, la zona che circonda l’Avenida Rio Branco - l’arteria centrale - è, in realtà, la zona più interessante e viva di tutta la cidade maravilhosa. Qui gli impiegati di banca, in giacca e cravatta (esistono anche loro in Brasile!), svolgono il loro lavoro in edifici per nulla inferiori, come dimensioni e modernità architettonica, a quelli di New York o della City londinese. Centinaia di venditori ambulanti, che hanno acquistato le loro merci dopo un lungo viaggio in autobus nel lontano Paraguay (dall’ultimo modello di calcolatore tascabile al marzianino di plastica viola fosforescente), le rivendono, ogni anno sempre più numerosi, sui già affollatissimi marciapiedi. Nelle ore di punta il traffico umano è insostenibile, e non si riesce a godere la tranquillità della passeggiata tra vetrine e monumenti: il rischio di venire investiti da un autobus impazzito, se non da una frettolosa ventiquattrore, è alto. La vicina Cinelândia, attorno al Teatro Municipal, una copia in miniatura dell’Opera di Parigi, sembra voler continuare a tutti i costi il suo lieto vivere degli anni Trenta, tra ristorantini e cinema, passanti e venditori di vinili ormai introvabili. I tempi della vecchia Rio, della vita bohémiènne degli anni Trenta, del benessere (per alcuni) del dopoguerra, del boom economico degli anni Sessanta, però sembrano parzialmente tramontati.


L'impressione più immediata, che si prova nei primissimi giorni di permanenza in uno dei luoghi più turistici del globo, preannuncia quella sensazione indefinita d’incertezza unita a magia, di surrealismo mescolato a facile folclore, di rilassato tropicalismo in contrasto con una dura realtà quotidiana. Al tempo stesso sorprende l’allegria del carioca che, non appena può, entra in simbiosi con la spiaggia, divenendone parte integrante, e la serietà sui volti di chi si reca al lavoro, nonostante i 35°C e la spiaggia a due passi; così come la rilassata noncuranza, unita a un pizzico di follia e d’incoscienza, di chi passa la giornata a bere file interminabili di bottiglie di birra o bicchieri di chopp (birra alla spina, da chupar, succhiare) al bar dell’angolo con gli amici, batendo papo (parlando di tutto e di nulla): tutto ciò costituisce un collage di istanti di vita di una megalopoli assai lontana, eppure al tempo stesso così vicina, ai miti e alle idee precostituite.


In un ideale viaggio nei luoghi più turistici di Rio, le tappe successive non possono che essere Copacabana e Ipanema. La prima probabilmente è la spiaggia più famosa al mondo. Copacabana offre alberghi scenografici e un ampio bagnasciuga caratterizzato dai cosiddetti postos (torrette numerate) che dividono la calçada in pietra portoghese a onde bianche e nere, imitata in molte altre località balneari brasiliane. Sulla spiaggia si esibiscono giocatori di frescobol, di peteca (una sorta di volley dove al posto della palla si deve colpire la peteca con la base di gomma da cui spunta un ciuffo di piume colorate), di beach volley e, quando il sole tramonta e si accendono le potenti luci artificiali, di futebol. Ovviamente si gioca a piedi nudi, sulla sabbia, com’è tradizione per i brasiliani. Se invece non si ama lo sport e si concepisce la spiaggia come un posto dove rilassarsi, non c’è di che preoccuparsi. L’ampiezza del luogo è tale che c’è spazio per tutti, sempre che non si stenda l’asciugamano di fianco a qualche musicista improvvisato di samba, a sportivi troppo invadenti o a logorroici con una bottiglia di birra in mano. A ogni modo, anche mentre si gode del meritato relax sulla sabbia di Rio, è sempre meglio tenere un occhio aperto. Le talpe imperversano nella zona. Non quelle che, a fatica, si cerca di far emigrare nel giardino del vicino, ma quelle specializzate nelle (in)sabbiature dei portafogli dei gringos. Hanno velocità, appunto, da roditori, e una volta nascosti gli averi (se si distoglie lo sguardo per più di tre secondi), li si ritrova solo se nel portafogli c’erano mezzo chilo di monete e in spiaggia si è andati con un metal detector.


Strisce di sabbia dorata, dove assistere a passerelle di corpi statuari e lasciarsi andare al divertimento più sfrenato, si trovano anche a Leme, Leblon e Ipanema. Quest’ultima, oltre a vantare la spiaggia più chic di Rio, nonché la più frequentata dai gay, ospita il carnevale di strada più folle della città e interessanti mercati. In particolare, la domenica si svolge il mercatino di artigianato della Praça Osório, da dove difficilmente si esce a mani vuote. Qui si possono acquistare dipinti naïf che riprendono panorami cliché del Brasile, belle e comode amache del nordest, ceramiche, capi di abbigliamento colorati e leggeri, oppure le arcinote infradito Havaianas, le quali hanno ben poco di artigianale ma che fanno sempre chic. Il sabato invece vale la pena visitare il mercato antiquario della centrale Praça XV (vicino all’imbarco del traghetto per Niterói), dove si può trovare qualche oggetto prezioso tra le montagne di ciarpame, anche se difficilmente a prezzi stracciati.


Oppure, si può prendere l’autobus e raggiungere la grande Feira de São Cristóvão, magari passando dalle parti del Sambodromo (semideserto quando non è carnevale), nella più povera Zona Norte di Rio. Mezzo Nordest sembra essersi trasferito qui in pianta stabile. Ad accogliere i visitatori all’ingresso della fiera c’è la statua sorridente di Luiz Gonzaga, il “re del baião”, ritmo e ballo nordestino non adatto a tutte le anche. All’interno, oltre ad abbuffarsi con il meglio della gastronomia a base di carni, pesce e frutta prelibata, si può scovare ogni prodotto tipico della regione, a partire dalla terribile Guaranà Jesus, bibita dal colore fosforescente e dal sapore di gomma da masticare liquefatta. Questa bevanda proviene dallo Stato del Maranhão, dove viene ingerita come fosse acqua minerale e in cui, come si può facilmente dedurre dal nome della bibita, la Chiesa è uno dei pilastri della cultura locale. In fiera si possono trovare anche ilibretti semiartigianali della literatura de cordel, frutto della fantasia dei cantastorie che amano temi come il peccato, le leggende del Sertão, le odissee religiose, i tradimenti, gli scandali politici. E dopo una giornata di acquisti, sempre in fiera ci si può scatenare bevendo e ballando forró fino all’alba.




VENERDÌ, TEMPO DI FEIJOADA

La feijoada è il piatto nazionale brasiliano e su una tavola carioca che si rispetti non può mancare mai di venerdì. Non è una pietanza per tutti gli stomaci, ma se accompagnata da una cerveja estupidamente gelada (birra stupidamente fredda, come da una nota canzone di Chico Buarque, cantautore brasiliano per eccellenza), una feijoada degnamente cucinata può diventare un piatto di rara bontà. Un po’ come il vero ragù bolognese, la feijoada ha bisogno di una preparazione molto lenta (un giorno) e accurata, dopo aver scovato i tanti ingredienti necessari, in parte ormai introvabili in Italia: da anni, infatti, i nostri macellai conservano sempre meno le cosiddette parti “impure” (code, orecchie…) degli animali macellati. Prima di preparare la feijoada,  dunque, bisogna munirsi di capacità da detective culinario e scovare quanto segue, o almeno quanto più gli possa somigliare:
Ingredienti (dosi per sei persone): 200 g di carne secca bovina - 200 g di zampa di maiale salata - 100 g di coda di maiale salata - 100 g di orecchie di maiale salate - 150 g di lombo di maiale (affumicato o salato) - 100 g di lingua bovina affumicata - 100 g di salsiccia (portoghese) affumicata - 200 g di costolette di maiale - 50 g di pancetta in dadini - 1 kg di fagioli neri - 2 cipolle a fettine - 100 g di aglio sminuzzato - 6 foglie di alloro - un pezzetto di cavolo - 2 arance con la buccia, tagliate a metà - sale, pepe, olio d’oliva, peperoncino (poco).
Preparazione: pulire il meglio possibile le carni salate, togliendo grasso, nervature ed eventuali peli, e metterle a bagno in acqua per 24 ore, cambiando l’acqua tre o quattro volte. Fare lo stesso, in un recipiente separato, per i fagioli (non occorre cambiare l’acqua). Bollire poi le carni salate per 20 minuti a fuoco alto, così da eliminare il grasso eccessivo, buttando l’acqua. Far cuocere la carne secca, le zampe, le orecchie e i fagioli in una grande pentola assieme all’alloro e alle arance. Dopo mezz’ora aggiungervi lingua, coda e costolette; dopo un’altra mezz’ora il lombo, la salsiccia e la pancetta. Durante tutta la cottura, ogni tanto, è necessario togliere il grasso che sale in superficie con un mestolo. In una padella soffriggere cipolla e aglio nell’olio d’oliva bollente, quindi aggiungerli alla pentola con le carni, eliminando l’arancia (che a questo punto ha già fatto il suo dovere). Mantenere il fuoco medio-basso. Dopo un paio d’ore si può iniziare a valutare la cottura delle carni: togliere, una per una, quelle già cotte (considerando i gradi di cottura variabili). Quando tutte le carni sono pronte, affettarle in pezzi più piccoli, per poi rimetterle nella pentola e cucinare il tutto ancora per 10-15 minuti, a fuoco lento. A parte si prepara una terrina di riso bianco. Infine, per ottenere un vero piatto carioca, l’ultimo elemento è una buona farofa di accompagnamento, da mangiare mescolata alla feijoada e al riso. Per prepararla occorrono: farina di manioca (facilmente reperibile nei negozi per cucine esotiche, va bene anche quella africana) passata in padella a fuoco alto con olio d’oliva, tuorlo d’uovo, pezzettini di pancetta, cipolla, peperone e, per una finezza quasi estrema, uvetta passa. Una buona farofa si lascia mangiare anche da sola… Bom apetite!

Pubblicato su Viaggiando



La nuova Rio si rimbocca le maniche, in attesa delle olimpiadi
Grande fermento nel capoluogo carioca per l’avvicinarsi del 2016, quando i riflettori del mondo illumineranno la città

«É bem difícil não gostar do Rio»

Inafferrabile, la Cidade Maravilhosa. Superficiale, vanitosa, troppo bella per essere conquistata: Rio de Janeiro, Rio per gli habitué. Ammirate la Bahia de Guanabara dalla cima del Corcovado, vi verrà da contraddire l’antropologo francese Claude-Levi Strauss, brasilianista ante litteram, che la definì ‘una bocca sdentata’. I denti ci sono tutti, e sono smaglianti. La metropoli di circa sei milioni di abitanti si sta attrezzando ad accogliere il futuro, con una serie di opere avveniristiche e di maquillage. Tra queste, il Museu do Amanhã (Museo del Domani, disegnato da Santiago Calatrava, nella zona portuale, sarà inaugurato nel secondo semestre del 2012) e il Museu da Imagem e do Som (Museo dell’Immagine e del Suono, con una nuova sede sulle ceneri dell’ex discoteca-postribolo Help a Copacabana, aprirà le porte nello stesso periodo). Alla fine del 2013 dovrebbe risorgere lo storico Hotel Glória, rinnovato con il nome di Glória Palace (www.hotelgloriario.com.br). Lusso assicurato, sarà il primo sei stelle del Brasile. In previsione della Coppa del Mondo del 2014, lo stadio del Maracanã sta subendo un’opera rivoluzionaria di ristrutturazione (riaprirà nel 2013). Sfollato dai narcotrafficanti che lo infestavano, anche il parco Recanto do Trovador (ex zoo) verrà ridisegnato, con l’aggiunta della Nave do Conhecimento (Nave della Conoscenza, un centro multimediale). Nella bella zona verde sarà ospitata parte del Villaggio Olimpico. E già ora anche Rio de Janeiro offre una carta turistico-culturale Rio de Janeiro Pass (www.riodejaneiropass.com), con cui si possono visitare fino a sei attrazioni della città in un solo giorno, economizzando. La carta è venduta nelle versioni da uno, tre e sette giorni e si può risparmiare fino al 30% nell’acquisto dei biglietti. La carta offre accesso gratuito in 30 diverse attrazioni di Rio, tra cui non solo il Cristo Redentor, il Pan di Zucchero e il Forte di Copacabana, ma anche musei e centri culturali come il Museo d’Arte Moderna, il Planetarium, il Centro Culturale Gerusalemme e il Museo Nazionale, numerose attività sportive e d’avventura come la Tirolesa nella Lagoa Rodrigo de Freitas e il beach volley a Ipanema. Tra le novità pubbliche, infine, oltre alla prima toilette per GLS – popolare acronimo brasiliano per ‘gay, lesbiche e simpatizzanti’ - nella sede della scuola di samba Mocidade Unida della favela Cidade de Deus (dove, novità nella novità, da poco tempo circola denaro proprio, equivalente al real), è la ‘pulizia’ dai narcotrafficanti nel Complexo do Alemão, per rendere la città sicura durante i mondiali di calcio. In questa favela, fino a poco tempo fa teatro di fatti truculenti, per la prima volta tutte le forze dell’ordine (polizia militare, polizia civile, esercito, marina, forze speciali Bope) sono state impiegate e hanno collaborato tra loro senza gelosie territorialistiche.


Bom apetite! Così (pronunciato ‘bom apecìci’) un carioca che si rispetti inaugura un pasto degno di tale nome. La frase giusta per affrontare i nuovi ristoranti della città, per tutti i gusti. Inaugurato di recente, l’Ambre Cuisine Bar (Rua Visconde Silva, 21, Botafogo) offre buone piatti regionali presentati elegantemente. La Fiducia (Rua Duvivier 21, Copacabana, tutti i giorni dalle 12.00 fino all’ultimo cliente) è un ottimo ristorante italiano che non si limita ai piatti nostrani, ma offre anche classici della cucina brasiliana e internazionale. Il locale, dall’ambiente elegante, vanta 240 etichette di vini. Aprazível Sabor (Rua Aprazível 62, Santa Teresa) è nel quartiere bohemien sulla collina che domina la Lapa, con una vista meravigliosa sulla città. Il menù è a base soprattutto di cucina afro-brasiliana, con eccellenti drink e gustosi dolci di frutta tropicale. Si consiglia la prenotazione. Il Memphis Belle Café (ex botequim X-10, Rua Real Grandeza 196, Botafogo) è un bar frequentato all’uscita dall’ufficio, noto per la sua birra alla spina. Ispirato agli anni Trenta e Quaranta, ridisegnato poco tempo fa, è aperto sia a colazione sia a pranzo. Birra da accompagnare a carne de sol com aipim (carne bovina essiccata al sole accompagnata da manioca fritta, R$ 27,90), a bolinho de bacalhau (polpettine di baccalà fritte, R$ 16,90 per 12 unità) oppure a pastel de camarão com catupiry (raviolone fritto ripieno di gamberetti e formaggio molle, R$ 4,00 l’uno). Joaquina Leme (Avenida Atlântica 974, loja A, www.joaquinabar.com.br), specializzato in pasta e risotti, con piatti ispirati all’epoca imperiale, ha aperto un nuovo punto a Leme dopo il successo della ‘centrale’ di Cobal do Humaitá (Rua Voluntários da Pátria 448, Botafogo). Cavist Vinoteca & Restô (www.cavist.com.br) ha da poco inaugurato un nuovo locale a Ipanema (Rua Barão da Torre, 358), oltre ai due punti tradizionali di Leblon (Av Afrânio de Melo Franco, 290 loja 403) e della Barra da Tijuca (Av Érico Veríssimo, 901 loja A). Il locale ha un’ampia scelta di vini - circa 2000 etichette di 16 Paesi diversi - e offre piatti in parte di ispirazione italiana, come la polenta al ragù di salsiccia. A colazione si possono provare alcuni locali eccellenti: Café do Alto (Rua Alberto Rangel 71, Clube Campestre, Leblon, www.cafedoalto.com.br, ricca colazione del Nord-Est a buffet, R$ 33,00 a persona), Casa da Táta (Rua Professor Manoel Ferreira 89, lojas N e O, Gávea, Tel. 021 25110947, www.dacasadatata.com.br, eccellenti dolci e pamonha, grano tritato e cotto al vapore all’interno della foglia di pannocchia, dolce o salato), Gringo Café (Rua Barão da Torre 240, loja A, Ipanema, www.gringocafe.com.br, delicatessen all’americana, provare la torta di mele con gelato di vaniglia), Cafeína (Rua Farme de Amoedo 43, Ipanema, www.cafeina.biz, in un locale decorato con buon gusto), Pão e Companhia (due sedi: Rua Conde de Bonfim 488, Tijuca, e Rua das Laranjeiras 147, loja A, Laranjeiras, www.paoecia.com.br, oltre 60 tipi di pane!). Di notte, per bar e luoghi in cui ballare, c’è solo da scegliere. Per buoni drink il Doiz Bar (Rua Capitão Salomão 55, Humaitá, www.doiz.com.br) è un nuovo bar molto frequentato, aperto ogni sera dalle 19. Il più recente tapas-bar della città è Venga di Ipanema (Rua Garcia D’Ávila 147 B, www.venga.com.br), gemmato dal locale omonimo di Leblon (Rua Dias Ferreira 113B). Il quartiere di Lapa, da anni, è il centro del divertimento notturno - quasi inaffrontabile il venerdì sera, tanta è la baraonda -, con un infinità di locali di tutte le dimensioni e per tutte le tasche: dal boteco (baretto, con musica dal vivo, spesso funky di favela a volte improvvisato, affollato di casse di birra; il turista, però, deve stare attento, soprattutto bambini di 10-12 anni che girano come scoiattoli a caccia di portafogli) ai locali esosi per ‘Mauricinhos’ e ‘Patricinhas’, figli/e-di-papà giunti/e dalla ricca Zona Sul. Tra le più recenti case notturne del quartiere, La Passion (Rua Joaquim Silva 2, www.lapassionlounge.com.br) e Tipsy (Rua dos Inválidos 204) ispirata ai locali di Las Vegas: un acquario con carpe al primo piano, due piste e tre bar. A Copacabana di recente ha aperto il Charleston Bubble Lounge (Rua Rodolfo Dantas 26 B, www.charlestonlounge.com.br), con un buon menù di cucina mediterranea. E anche Ipanema, come la Lapa, ora è al top del top, soprattutto da quando prima del carnevale 2010 ha aperto la fermata della metropolitana Praça General Osório.

ALLOGGI
Arena Copacabana Hotel (Avenida Atlântica 2064, tel. 021 30341500, www.arenahotel.com.br) inaugurato nel 2010, con una vista spettacolare sulla spiaggia più famosa di Rio.
Windsor Atlantica (Avenida Atlântica 1020, tel. 021 21957850, www.windsorhoteis.com.br/br/hoteis/windsor-atlantica) ha aperto nel dicembre del 2010. A cinque minuti da Ipanema, è il più recente 5* di ‘Copa’. 39 piani di comfort assoluto.
Casa Cool Beans (Rua Laurinda Santos Lobo 136, tel. 021 22620552, www.casacoolbeans.com) aperta in aprile, è una piccola pousada di lusso nel quartiere di Santa Teresa. Appena sette suite su tre piani, piscina e un’ottima vista.
Villa Leonor (Rua Costa Bastos 681, tel. 021 2526 7175, www.villaleonor.com) altra bella pousada, in una vecchia casa coloniale, a Santa Teresa. È stata inaugurata nel 2009, fra piante tropicali e architettura portoghese del Novecento, nei pressi del famoso Largo das Neves, la piazzetta più nota del quartiere. Atmosfera garantita.
La Suite (spiaggia di Joatinga, Barra da Tijuca, tel. 021 24841962, www.lasuiterio.com) del 1996, ma sotto continuo ammodernamento, è forse il miglior boutique hotel carioca. Solo sette stanze, ispirate ad altrettanti colori, con una bella piscina e una vista spettacolare. Buona cucina francese, hotel ideale per chi ama i luoghi appartati. Camera matrimoniale a partire da 365 euro.


NEI DINTORNI DI RIO
Cinque perle da non mancare, a breve distanza dalla città.
1  Guaratiba - a circa 40 km dal centro, oltre la Barra da Tijuca e Recreio, nella Zona Oeste, Guaratiba è uno dei quartieri magici di Rio, che non tutti i cariocas (e tantomeno gli stranieri) conoscono. Qui tra il 1973 e il 1994 visse il paesaggista Roberto Burle Marx, che progettò i giardini dell’Aterro do Flamengo. Si può fare una visita guidata di un’ora e mezza alla sua splendida tenuta (www.sitioburlemarx.blogspot.com), di 365.000 metri quadrati. All’uscita provate le moquecas do Bira (www.biradeguaratiba.com.br), in un locale che si affaccia sulla Restinga de Marambaia. Nei pressi ci sono due belle spiagge: Grumari, circondata da colline, e Prainha, con mare pulito, onde forti e vegetazione della Mata Atlântica. Sulla via del ritorno fate una sosta alla Casa do Pontal (www.museucasadopontal.com.br), presso Recreio: è il più grande museo di arte popolare del Brasile.
2  Fazenda Ponte Alta - presso Barra do Piraí, a circa 120 km da Rio, si trova la bella pousada e fazenda Ponte Alta, una delle più importanti del Vale do Paraíba durante l’epoca del caffè. Oltre a offrire belle camere rustiche e ottimi piatti, la fazenda è degna di nota per lo spettacolo teatrale che ogni giorno, grazie a una compagnia carioca, con costumi e balli d’epoca fa rivivere l’epoca del Barão de Mambucaba, primo proprietario del luogo. La località è ideale per un’escursione di una mattinata, con sosta per il pranzo.
3  Ilha Grande - per gli amanti della spiaggia, nei pressi di Rio c’è l’isola più grande della costa carioca. Con una superficie di 193 km2, l’isola vanta spiagge di acqua cristallina, accessibili solamente a piedi o in barca. dove non circolano le macchine. Sull’isola, in gran parte ricoperta da una folta vegetazione, si può alloggiare a Vila do Abraão, l’abitato principale, quindi fare escursioni in barca o a piedi verso le belle spiagge dell’isola (circa cento), tra cui quella di Lopes Mendes (con forti onde, ideale per il surf), di Palmas o della Lagoa Azul. In spiaggia, oltre a deliziarvi con il panorama, cercate gli ottimi pastéis (grandi ravioli fritti e ripieni), primo fra tutti il Napolitano (pummarola, formaggio e origano).
4  Paraty - bella cittadina coloniale fondata nel XVI secolo, dove fu girato Gabriela garofano e cannella, con Sônia Braga e Marcello Mastroianni (1983). Stazione commerciale di primaria importanza durante l’epoca dell’oro e della canna da zucchero, Paraty conserva un grande numero di edifici coloniali, costeggiati da stradine acciottolate caratterizzate dai pé-de-moleque (lett. : ‘piedi-di-monello’, come un popolare dolce a base di arachidi; in pratica ciottoli). La cittadina è circondata da belle spiagge, alcune delle quali ideali per l’immersione, in particolare quelle di Vila de Trinidade, con alcune piscine naturali e un’atmosfera rilassata. In luglio a Paraty si tiene l’importante Festa Literária Internacional (Flip, www.flip.org.br), un festival della letteratura al quale partecipano scrittori ed editori di tutto il mondo.
5  Cabo Frio e Búzios - cittadina balneare fondata nel 1615, Cabo Frio è nota per le sue belle spiagge dalla sabbia bianca – forse le migliori del litorale carioca - , come quella do Foguete e quella do Peró, La località è conosciuta anche per le ampie saline che la circondano e per la vita notturna. In loco si possono visitare alcune testimonianze del passato, come il convento di Nossa Senhora dos Anjos, del 1686, o il Forte de São Mateus, del 1620. Proseguendo verso nord-est lungo la RJ 102, dopo 25 km si arriva alla rinomata Búzios (nome completo: Armação dos Búzios), un po’ la ‘Porto Cervo’ del Brasile. Divenuta famosa dopo la luna di miele che Brigitte Bardot vi passò nel 1964 con il fidanzato brasiliano, l’ex villaggio di pescatori di Búzios oggi si è trasformato in una passerella di vetrine, buoni alberghi, eccellenti ristoranti e belle case, soprattutto lungo la centrale Rua das Pedras, frequentata dall’élite dell’intero Brasile. Lungo la penisola di 8 km che la circonda si contano infinite spiagge, baie e isolette. Numerosi turisti sfruttano le escursioni in barca per conoscere alcuni dei suoi punti più spettacolari.
6  Petrópolis - per un tuffo nella storia impossibile rinunciare a una visita alla città abbarbicata sulle montagne a 66 km da Rio, dove si nasconde un antico Palazzo Imperiale, un tempo abitazione del Principe reggente del Portogallo. L’edificio è stato trasformato nel Museo Imperiale, preservando le decorazioni dell’epoca. Un tour da un palazzo d’epoca all’altro vi permetterà di conoscere i primi passi del Brasile ‘moderno’ (coloniale), ben lontano dalle sabbie dorate di Copacabana.


ALLOGGI, FUORI RIO
Fazenda Ponte Alta - Avenida Silas Pereira da Mota 880, Parque Santana, Barra do Piraí, tel. 024 24435159 (www.pontealta.com.br). Otto appartamenti in stile coloniale, piscina e colazione servita su vassoi d’argento, escursioni a cavallo. Costo: 300 reais.
Ilha Grande - Sagú Mini Resort, Praia Brava, Vila do Abrão, tel. 024 33615660, (www.saguresort.com). Nove stanze spaziose circondate da otto ettari di bosco tropicale, eccellente colazione. Con ristorante (aperto ai non ospiti), piatti brasiliani e italiani, ottimo pesce. Non mancate un ammollo nell’ofurô, vasca in stile giapponese. Da metà dicembre a maggio camera singola a 325 reais.
ParatyHotel Coxixo, Rua do Comércio 362, tel. 024 33711460 (www.hotelcoxixo.com.br). Trentatré appartamenti in pieno centro storico, con una bella piscina e colazione a buffet. Camera doppia a partire da 315 reais.
Cabo FrioPousada Portoveleiro, Avenida dos Espadartes 129, Ogiva, a 6 km dal centro, tel. 022 26473081 (www.portoveleiro.com.br). In un resort privato lungo il canale del fiume Itajuru, con piscina e attracco per piccole imbarcazioni. Appartamenti con wifi da 300 reais.
Búzios - Pousada Águas Claras, Estrada da Usina s/n lote 4, tel. 022 26230115, (www.pac.tur.br). Ventitré camere e due piscine, con ristorante e sauna, a breve distanza dall’Orla Bardot, a partire da 230 reais.
Petrópolis - Hotel Casablanca Imperial, Rua da Imperatríz 286, tel. 024 22426662, (www.casablancahotel.com.br). Sessantatré appartamenti in pieno centro, a 50 metri dal Museo Imperiale, ricco di atmosfera, ricavato nell’ex residenza del Barão de Pedro Afonso (1897). Camera a 170 reais, anche in alta stagione.

Pubblicato su Panorama Travel


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