Gli azulejos più noti sono quelli
portoghesi e spagnoli, piastrelle di maiolica colorata - in prevalenza con
disegni azzurri - usate per ricoprire e decorare le pareti, sia esterne sia interne,
degli edifici. Tutta Lisbona - soprattutto nella Cidade Alta, nel
quartiere del Chiado - e l’intera provincia conservano splendidi palazzi
seicenteschi abbelliti con questo tipo di copertura. Bisogna sottolineare,
però, come l’azulejo giunse in Portogallo a seguito degli arabi che, nel
XIV secolo, ne introdussero l’uso nell’intera penisola iberica. Il termine azulejo,
infatti, deriva dall’arabo azul, lapislazzulo (azzurro, in portoghese).
I primi motivi introdotti dai musulmani si
incentravano soprattutto su disegni geometrici e astratti. In seguito, con
l’arrivo in terra lusitana delle porcellane cinesi della dinastia Ming - giunte
attraverso le colonie asiatiche -, furono introdotti, con grande successo,
motivi più raffinati, con dettagliate rappresentazioni antropomorfe o
mitologiche, spesso a carattere bucolico, in prevalenza bianche e blu. Il
momento più glorioso di questa arte si raggiunse nel Seicento, secolo di punta
del colonialismo e della prosperità portoghese: a quel periodo risalgono gli
edifici più sontuosi. Allora le rappresentazioni più diffuse erano le scene di
guerra - come quella per l’indipendenza dalla Spagna - e le immagini religiose,
pilastri portanti dell’epoca colonial.
In Brasile
L’espansione coloniale lusitana lasciò la maggiore
impronta architettonica in diverse colonie dell’impero, da Goa a Macao.
L’uso dell’azulejo, infatti, si estese allora anche alle colonie, Brasile prima fra tutte. I
centri storici di Salvador de Bahia, Rio de Janeiro, Recife, São Luís, João
Pessoa, São Vicente conservano - alcuni più, altri meno - palazzi, chiese o
fontane decorati con queste eleganti maioliche. La città che maggiormente ha
saputo preservare e valorizzare questo particolare tipo di decorazione è
senz’altro São Luís, la capitale dello Stato nordestino del Maranhão. Nel suo
centro storico, infatti, risplendono nel loro massimo fulgore gli edifici del Projeto
Reviver, il cuore coloniale della città, restaurato intelligentemente di
recente. Lì, addirittura, c’è un museo dedicato appositamente agli azulejos
(il Museo di Arti Visuali), il quale conserva anche antichi esemplari europei
realizzati tra il Settecento e il Novecento. A Salvador - che, nella zona
attorno al Pelourinho, ricorda fortemente il quartiere dell’Alfama di Lisbona -
gli azulejos possono essere osservati, ad esempio, nella Praça da Sé. A
João Pessoa, capitale della Paraíba, invece, alcuni interessanti esemplari,
seppure in parte rovinati, si trovano nelle nicchie del sagrato della chiesa di
São Francisco (1589). A São Vicente, prima città fondata dai portoghesi in
Brasile (1532), lungo il litorale paulista, attigua a Santos, si può osservare
una rappresentazione dell’evangelizzazione del padre gesuita Anchieta presso la
fontana che gli è stata dedicata e che ne prende il nome (1553).
In Brasile, però, non sono noti negozi presso cui sia
possibile acquistare gli azulejos: con l’abbandono della colonia da
parte dei portoghesi, nessun brasiliano sembra ancora aver ripreso questa forma
di arte per sfruttarla commercialmente. Nella madrepatria, invece, abbondano le
bancarelle e i negozi specializzati - a Lisbona qualcuno si trova nel Bairro
Alto -, e le piastrelle, di tutte le dimensioni, possono essere fatte su
misura. Oltre alle tinte tradizionali - il bianco e blu -, in questo caso,
fanno la comparsa anche tutti gli altri colori dell’arcobaleno, in gran parte
per esigenze commerciali, oltre che estetiche.
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