mercoledì 3 luglio 2013

INDONESIA - SUMATRA


Sumatra è, per grandezza, la quinta isola del mondo. Seconda dell’arcipelago indonesiano. Con 2000 km di lunghezza e 480 di larghezza, ha una superficie di quasi mezzo milione di chilometri quadrati. L'equatore la divide in due parti uguali qualche chilometro a nord della città di Bukittinggi, centro delle tribù Minangkabau. Sumatra è, a sua volta, circondata da numerose isole e arcipelaghi e, amministrativamente, è divisa in otto province. La parte occidentale è percorsa in tutta la sua lunghezza da una doppia catena di monti di origine vulcanica, la cui altitudine varia tra i 1300 e i 3800 metri. Molti vulcani sono ancora in attività e, nella depressione formata da questa doppia catena, si trovano numerosi laghi alpini, il più importante dei quali è il Lago Toba, il lago vulcanico più grande del mondo. Al suo centro ospita l’isola di Samosir, costituita da un enorme lastrone ribaltato dell’antico tetto del focolaio magmatico. Il lago è facilmente raggiungibile in autobus da Medan, la caotica e inquinata capitale di Sumatra.


























Arrivati a Prapat, capoluogo regionale, gli alloggi disponibili sono numerosi, un po’ per tutte le tasche. Il Lago Toba è al centro dell'area Batak, una delle tante etnie che vivono a Sumatra. In tutto esistono cinque famiglie di Batak, e quella dei Toba-Batak è, forse, la più grande. È questo un popolo molto orgoglioso delle proprie tradizioni, che pratica uno stretto protestantesimo di impronta locale (HKBP: Huria Kristen Batak Protestant), giunto con la colonizzazione olandese, terminata violentemente. I Toba-Batak sono distinguibili per l’architettura, con abitazioni dal tetto a forma di vela e con terribili maschere che presidiano l'entrata degli alloggi (singa: servono a cacciare qualsiasi influenza malefica). Oggigiorno, purtroppo, ai tradizionali tetti di stoppie si vanno sostituendo quelli moderni in lamiera, più pratici e resistenti, ma presto ricoperti dalla ruggine. I Batak hanno antiche tradizioni, come quella di consultare il loro calendario prima di svolgere qualsiasi attività: il Parhalaan, intagliato nel bambù, è un accessorio indispensabile per stabilire l'andamento della giornata. Solo la lettura di questo, attraverso un codice, può dare un responso sulla positività o meno delle azioni da compiere. Il calendario è intersecato da linee orizzontali e verticali, tra le quali, a ogni scomparto corrisponde un giorno. Ogni fila orizzontale rappresenta il mese, e ogni scompartimento vuoto un giorno favorevole; quelli pieni di segni particolari (lo scorpione, alcune palline o croci), invece, possono essere favorevoli o sfavorevoli, a seconda del simbolo contenuto, che solo i Batak sono in grado di interpretare. Un’usanza simile la ritroviamo anche in Madagascar.


Il sabato, a Prapat - il porto d'imbarco per l’isola di Samosir - è giorno di mercato, e tutti i Batak affluiscono nel paese dai villaggi nei dintorni, per vendere i prodotti che hanno a disposizione: pesce secco, frutta, ortaggi, e qualche dolce fatto in casa. La corsa del traghetto, in questa occasione, costa la metà rispetto agli altri giorni, anche per i turisti, abituati di solito a pagare il quadruplo del valore reale per ogni cosa. La nave costeggia il lago in ogni sua sponda, richiamando i passeggeri con un altoparlante al massimo del volume, dal quale esce distortissimo rock americano, decisamente fuori luogo. Fino a quando il carico umano - ma anche di polli, verdure e lamiere - non è più che straboccante, di andare al molo di sbarco non se ne parla nemmeno. Può succedere, dopo essere salpati da un bel pezzo, di dover fare ritorno, per tre volte di seguito, all'imbarco per caricare altre persone e mercanzie. Una volta giunti a Samosir, per percorrere la stretta e tortuosa strada che attraversa l’isola, bisogna prendere un bemo, coloratissimo Ape-car adibito a fagocitare persone: può capitare di doverci stare in venti, schiacciati come sardine. Da Prapat il traghetto lascia i passeggeri a Tuk Tuk, un piccolo agglomerato situato al centro del lago su di una piccola penisola. Qui è assai facile affittare confortevoli casette in stile Batak, molto economiche. Alcuni visitatori provano i funghi allucinogeni (qui offerti come ‘ticket to the moon’, vedi http://pietrotimes.blogspot.it/2012/04/indonesia-ticket-to-moon.html) che crescono nella zona. 





Da Tuk Tuk le escursioni più interessanti sono verso Ambarita (a 4 km), dove sono conservate alcune steli megalitiche piuttosto antiche. Curioso e truculento il cippo usato per le esecuzioni capitali - l’ultima risale al 1900 -: i criminali giustiziati, dopo essere stati decapitati, venivano fatti a pezzi e cucinati (per entrare nel piccolo recinto che ospita i resti antichi si paga una piccola tassa). Tomok (a 8 km) è noto per il mercatino di artigianato e per i feretri monolitici, uno dei quali appartenente al re Batak Sidabutar (o Sidabatu), risalente a oltre quattro secoli fa; non lontano si trovano i sepolcri della sua guardia del corpo, della moglie e dell’amante. Infine Simanindo (a 48 km lungo la strada che costeggia l'isola), dove si trova una delle case reali meglio conservate dell'isola, trasformata in museo, che conserva reperti Batak, cinesi e olandesi. Vi si tiene una rappresentazione, organizzata a pagamento per i turisti, del Si Gale-Gale, un ballo Batak.




A sessantotto chilometri da Medan, lungo la strada che porta al Lago Toba, si trova la cittadina di Berastagi, centro delle tribù Karo (altra sottoetnia Batak, nota per i sontuosi banchetti prematrimoniali – vedi http://pietrotimes.blogspot.it/2012/05/indonesia-sumatra-ricevimento-karo.html). La città, un tempo località di villeggiatura per gli anziani commercianti olandesi di Medan ritirati dal lavoro, si trova a un’altitudine di circa 1400 m. Situata a un paio d’ore d’autobus dalla capitale, ha un grande mercato dove si può acquistare artigianato e ottima frutta. La città, sebbene sia piuttosto sporca e priva di grandi attrattive, costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni in un'area molto interessante. A breve distanza (una camminata di circa quattro ore, con scarpe da trekking), per esempio, si può raggiungere la sommità del vulcano Gunung Sibayak (2094 m). Lingga, il villaggio Karo più rappresentativo e visitato (si trova appena 15 km a sud di Berastagi), è anche il più antico della zona - le case hanno circa 120 anni -: il governo indonesiano, però, sembra fare poco per preservarlo e svilupparne l'interesse turistico. A Lingga gli edifici Karo si distinguono per le teste di toro, poste sulle sommità dei tetti, indispensabili, si dice, a scacciare gli spiriti maligni. Ci sono, inoltre, alcune casette adibite alla conservazione dei resti degli ‘uomini famosi’ (dottori della medicina tradizionale Karo e le sorelle del re, sul trono fino agli anni Trenta). Oggi, tuttavia, a detta delle guide locali, di uomini ‘famosi’, nel villaggio, non ne esistono più: tutti si trasferiscono nelle grandi città, come Medan o Jakarta, alla ricerca di un salario - qui un'utopia -, anche a costo di una vita infernale e alienante. La casa più grande del villaggio (sopo) ha quattro secoli e, fino a qualche anno fa, ospitava dieci famiglie, tutte riunite in un'unica stanza. Ora ci vivono in sole tre, perché le altre se ne sono andate in città. È stata costruita interamente in legno e senza l'ausilio di chiodi, semplicemente incastrando le assi, accuratamente levigate, tra loro. È qui che, un tempo, le donne venivano a partorire, sedute su una trave esterna tenendosi aggrappate a una maniglia di legno. La levatrice e le altre donne le facevano da schermo contro i tanti curiosi (soprattutto uomini) che guardavano dabbasso. Qui, inoltre, si trasferiscono le coppiette appena sposate, dato che questa è la dimora simbolo di ricchezza e prestigio: per abitarvi si deve pagare una cifra molto alta, di solito frutto di molti anni di lavoro.

















Al centro di Sumatra, molto più a sud, si trova la città di Bukittinggi (il cui nome significa ‘casa sulla collina’). Situata cuore del territorio Minang, la città si trova a più di 900 metri sul livello del mare e gode di un clima temperato. Conquistata dagli olandesi nel 1821, oggi Bukittinggi è una città musulmana di stampo moderato. Tale moderazione - se si considera il raffronto con l'islamismo fanatico della provincia settentrionale di Banda Atjeh - deriva dalle influenze della cultura Minang, originaria della zona. Quello dei Minang è, infatti, un sistema matriarcale, in cui l'autorità massima all'interno della famiglia è lo zio materno. Lo sposo vive in casa della madre e va ‘in visita’ alla moglie. Questo paradosso - religione musulmana/società matriarcale - scatenò nel 1825 la cosiddetta Rivolta dei Padri, che vide la disfatta dei musulmani ortodossi. Spinti dalla mancanza di occupazione e dal fatto che l'eredità va solo ad alcuni membri femminili della famiglia, i Minang sono oggi in gran parte emigrati, soprattutto verso Giava. Da non perdere, a Bukittinggi, lo spettacolo del combattimento dei tori, che si tiene, due volte alla settimana - il mercoledì e il sabato - poco fuori dalla città, in aperta campagna. La gente si raduna verso le 16 e 30, in circoli attorno ai due tori sfidanti, e scommette grandi cifre. Basta mettere gli animali l'uno di fronte all'altro, e presto questi iniziano a scambiarsi cornate, spesso incastrandosi fra loro, e rimanendo a spingersi a vicenda per lunghi minuti di tensione. Improvvisamente, uno dei due ha la meglio, e l'altro comincia a correre, terrorizzato, fra la gente che si scosta velocemente e che tenta di riacciuffarlo per la coda. Raramente gli animali o gli spettatori si fanno male. Spesso capita, invece, che i due tori non ne vogliano sapere di combattere, rimanendo a guardarsi indifferentemente, nonostante i ripetuti incitamenti alla lotta da parte dei rispettivi proprietari. Ma, inevitabilmente, sono questi ultimi, alla fine, ad avere la meglio: una continua opera di stimolo - attraverso parole bisbigliate alle orecchie e sonore sberle sui fianchi, inferte dai loro proprietari -, li porta a incattivirsi e combattere.






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