domenica 6 maggio 2012

PANAMA - IL MEGLIO DI PANAMA


Panamá o Panama? Fate voi. Con l’accento sull’ultima A, se volete sentirvi centroamericani, senza accento se in linea con i gringos, i visitatori più assidui del Paese. In ogni caso, un luogo da scoprire, cresciuto a velocità fulminea negli ultimi anni. Investimenti, legislazione easy (Lavitola docet), turismo in fase decollante.

1 – PANAMA CITY/CIUDAD DE PANAMÁ
Prima lo chiamavano Casco Viejo, ora il poco nobile ‘vecchio’ è stato sostituito con un più elegante Antiguo. In ogni caso si tratta del cuore storico della capitale, ufficialmente San Felipe, anche se nessuno lo chiama così. Decrepito e magnifico, a seconda dei punti di vista. Qui si trova il Palazzo Presidenziale, con le sue guardie in alta uniforme e i suoi aironi che circolano liberi nel patio d’ingresso, come specie di mascotte del primo cittadino del Paese. In effetti il vero nome dell’edificio è Palacio de las Garzas, dedicato agli aironi portati fin qui dal selvaggio Darién - la zona di giungla al confine con la Colombia - e resi famosi dal poeta Ricardo Miró. Tutto attorno, splendidi palazzi coloniali che hanno visto tempi migliori. Per metà ricoperti da impalcature e vuoti dentro, a comporre nell’insieme un gigantesco cantiere per il recupero del tempo che fu. Alcuni edifici, a vedersi, andrebbero abbattuti e ricostruiti daccapo, tanto è il nulla, o quasi, che ne rimane. Altri, più fortunati, sono sopravvissuti a muratori e ponteggi, e oggi fanno sfoggio di bellezza, trasformati in boutique hotel, negozietti, ristoranti, piccole gallerie d’arte. Tra i monumenti agli Eroi della Patria in Plaza de Francia qualche donna dell’etnia Kuna vende lo spettacolare artigianato del suo arcipelago, in concorrenza a svariati fricchettoni che propongono manufatti déjà vu. Trascinarsi senza meta per le viuzze del ‘Casco’, da una chiesa all’altra (non mancate le rovine dell’antico convento di Santo Domingo, con l’arco piatto, sfruttato all’atto della costruzione del Canale come motivo di marketing antisismico del Paese: la sua stabilità convinse gli americani a investire qui anziché in Nicaragua), è il meglio che la capitale può offrire. 













A breve distanza, oltrepassata la zona malandrina dei bar per uomini soli, il Mercado del Marisco, piccola baraonda di bancarelle che propongono ogni figlio di Nettuno che i pescatori sono riusciti a strappare al mare. Al piano superiore si può consumare ciò che circola(va), ancora semivivo, al piano di sotto. Posto alla buona, semplice e non per integralisti igienisti, ma ricco di sapori, atmosfera e con prezzi popolari. Da qui alla parte pedonale dell’Avenida Central bastano pochi passi. La via è una bailamme di negozi e gente brulicante. Acqua di cocco venduta a bicchiere e spiedini di carne fumanti. Nessuno shopping di Grandi Firme, gracias a Dios, ma semplici tiendas in cui è possibile scovare tutto ciò di cui l’essere umano ha bisogno. Abiti economici e resistenti, biglietti della lotteria, cibi veloci, gioielli d’oro che fanno impazzire le donne Kuna. Attenzione alle mani zingare, abili nell’individuare al volo il turista, ma senza paranoia (basta circolare non addobbati come alberi di natale): andare su-e-giù per l’Avenida Central, magari partendo dalla Catedral Metropolitana, non stanca mai, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Se poi siete a caccia di qualcosa di autentico, lasciando le americanate agli americani, saltate a piè pari la zona centrale della capitale, il quartiere di Bella Vista e quelli limitrofi, con casinò e ristoranti italiani improbabili, mall per maniaci del brand e, soprattutto, con un traffico impossibile alle ore di punta. Catapultatevi, in qualche modo (taxi?), fino alla periferia orientale, un paio di chilometri più in là, e raggiungete ciò che resta di Panamá la Vieja (o Panamá Viejo), le rovine della città originaria, qui sviluppatasi fra il 1519 e il 1671, fino alla sua distruzione per mano del pirata Henry Morgan. Ciò che è rimasto del primo insediamento europeo sul Pacifico - la torre della cattedrale, il convento della Concepción - è stato restaurato piuttosto bene, circondato da un bel parco (e, si racconta, da qualche ladrone free-lance; visitatela di giorno e accompagnati da una guida locale). Qui i mall di Bella Vista vi sembreranno roba di un altro pianeta.









2 – IL CANALE
Che cosa raccontare del Canale di Panama che già non si sappia? Senz’altro che, visto da dentro (su una barchetta per turisti, che ne attraversa le chiuse partendo dalla marina di Playita de Amador, poco oltre l’assurdo Museo della Biodiversità in costruzione, su disegno di Frank Gehry), sembra di essere in una gigantesca vasca da bagno con l’acqua marrone. Oltrepassato il grande ponte de las Américas e man mano che si va dal Pacifico in direzione dell’Atlantico, partendo da Balboa, passando da Miraflores e approdando a Pedro Miguel, le chiuse si serrano alle nostre spalle e, come paperette di plastica, veniamo impercettibilmente fatti galleggiare sempre più su. Ce ne accorgiamo solo perché gli addetti del canale si danno da fare lungo le pareti del medesimo con le corde, in un continuo, temporaneo ormeggiare e salpare, una nave per volta, in fila ordinata. Dietro di noi, oltre la chiusa, l’acqua scende, mentre sotto di noi sale, ce lo conferma il fatto che dalle parti di Miraflores, dove i turisti ci osservano dalla terrazza panoramica costruita ad hoc per sbirciare le navi che vanno e vengono, il ponte della barca è quasi all’altezza del terreno. Per poi ridiscendere, dolcemente, al livello da cui siamo partiti. Il passaggio attraverso questa specie di imbuto frutto di qualche ingegnere geniale porta alle casse del Paese cifre serissime, a partire da 1500$ per la barca meno pregiata che voglia prendere la scorciatoia, anziché doppiare il Sudamerica. Non c’è da sorprendersi se il Nicaragua insegue un progetto analogo, fin dai tempi della costruzione del Canale di Panama. All’epoca gli statunitensi erano indecisi quali dei due Paesi centroamericani affettare, vinse la proposta panamense. Da allora ai nica la cosa non è andata giù, tanto che stanno cercando, ancor oggi, di far partire un progetto simile, via Lago de Nicaragua e per mano dell’esercito, fagocitando un po’ di terra al vicino, pacifico Costarica. Il business del passaggio da un oceano all’altro fa gola a troppi, e il giorno in cui Panama dovesse perdere parte della torta dovrebbe inventarsi qualcosa di davvero nuovo per sostituirne gli introiti. Interessi e nazionalismi a parte, certo è che una volta a bordo della barca per turisti, inseguendo cargo giganteschi norvegesi o filippini, passati davanti alla galera di lusso La Renacer (il ‘resort’, lo chiamano con un certo humour i panamensi: tv via cavo e aria condizionata, circondati da palme lussureggianti, basta pagare) in cui è stato parcheggiato l’ex dittatore Noriega, da poco rientrato in patria dopo un po’ di vacanze forzate nelle prigioni americane e francesi, verrebbe voglia di tirare dritto fino a Colón, vecchia e decrepita città portuale, ricca di atmosfera quanto di mariuoli disoccupati. Ma si dice che lì il turista ingioiellato duri non più di trenta secondi. 











Molto più a lungo, invece, dura nel comodissimo resort di Gamboa (gamboaresort.com), disegnato per i turisti, oltre Pedro Miguel. Megahotel, megapiscina, tutto mega, American-style. Per 53$ vi si può fare un giro nella foresta, fino a raggiungere il teleférico, una torre panoramica, a bordo di ‘gondole’ (gabbiotti di metallo da cui si penzola, circondati da tutte le specie vegetali che il Creatore deve aver disegnato). Tra questi i sensuali, ai limiti della pornografia, fiori rossi a forma di labbra (qualche spiritosone in Costarica li chiama ‘Monica Lewinsky’). Oppure, si può fare un giro sul fiume, fino a Monkey Island, dove scovare qualche scimmietta drogata di pezzi di pane dati dai turisti (se non avrete di che darle snobberà i vostri zoom; se avrete di che darle zomperà a bordo della vostra barchetta senza troppi complimenti, facendo spaventare a morte qualche vostra/o vicina/o). Qualche coccodrillo vi occhieggerà da una sponda del fiume, mentre la guida vi farà saltare i timpani parlandovi delle delizie naturalistiche del luogo, via altoparlante. I turisti più maligni sogneranno di prendere due piccioni con una fava.






3 - SAN BLAS
A voler essere puntigliosi, il vero numero uno di Panama è - a detta dei più, da decenni - l’arcipelago di San Blas. Il luogo, a un’oretta di volo dalla capitale (a bordo degli sgabuzzini volanti di Air Panama, gomito-a-gomito con i due piloti), coniuga come nessun altro nel Paese natura, esotismo etnico, artigianato fantastico, spiagge abitate da soli pellicani, acque cristalline e una sensazione di piacevole isolamento. Un luogo dove, finalmente, staccare la spina. Delle tante isole e isolette che compongono l’arcipelago - l’ufficialità ne ha contate 378 -, solo una cinquantina sono abitate e ancor meno hanno strutture per ricevere i turisti. Tra queste Yandup (dup = isola, yan = cinghiale), adibita a resort con una decina di bungalow su palafitta. Cullarsi sulle sue amache, magari al tramonto, accarezzati dall’infrangersi delle onde e osservando gli uccelli marini che si contendono i pochi posti a sedere (pali e bastoni, conficcati qua e là nel mare), è uno sport che ti fa rimpiangere al volo di aver prenotato solo un paio di notti, anziché un paio d’anni. Sull’isolotto, nonostante il nome, non circolano branchi di cinghiali, a meno che per cinghiali non intendiate qualche altro turista rumoroso (una rarità). A me è capitata una vociante donna newyorchese, stressata, uscita da un film di Woody Allen. Di quelle che in quarantottore devono fare tutto ciò che è possibile fare (snorkeling, giri in barca, caffè caffè caffè), e per cui fare nulla è un’imperdonabile perdita di tempo. Il luogo, d’altronde, è stato disegnato per fare rilassare anche le donne newyorchesi. Colazione con uova, salsicciotti, succo di maracuja e patacón - banana presa a pugni e fritta -, pranzo e cena a orari da caserma e a base di ottimo pesce (di solito pargo, dentice, se non di cernia) o di carne. Attenzione alla cena in cui le cuoche Kuna, gentilissime e da cui è impossibile staccare gli occhi, ricoperte come sono da abiti multicolor, avranno deciso che, per variare, gli ospiti vogliono gli spaghetti… Un consiglio: appena sbarcate a Yandup, fate sapere a tutti che siete allergici agli spaghetti. Sull’isoletta si va a letto presto - le cuoche devono rientrare alla base, sull’isola vicina -, magari dopo un bicchiere di rum al ristorante. 












Il mattino dopo si può salire su una lancia diretta a una delle tante isole deserte dei dintorni, come Diadup. Sì, se proprio dovete, vi potete fare snorkeling. Ma il semplice osservare i pellicani che si tuffano come kamikaze a caccia di qualche pesciolino è già di per sé uno sport che arricchisce l’anima. C’è il rischio che, una volta iniziato, non riusciate a staccare: ogni pellicano ha i suoi perché, degni di un accurato studio. Altra tappa obbligatoria, una volta a Yandup, è la visita a Playon Chico, il secondo villaggio Kuna più popolato dell’arcipelago (poche migliaia d’anime), a breve distanza. Questa missione va presa per quello che è: una visita allo zoo. Per voi la tigre e la giraffa saranno gli abitanti del villaggio, per loro voi sarete l’elefante e il panda. Verrete accolti da orde di bambini, si dice che lo sport preferito dei Kuna sia il kamacasutra (il kamasutra a bordo dell’amaca). Alcuni vi scorteranno per tutto il villaggio, vorranno essere fotografati, e dopo il click proveranno ad applicare la tariffa ufficiale richiesta dalle donne Kuna in abito tradizionale (1$ a scatto), ma non si offenderanno (i bambini) se li pagherete con soli sorrisi. I Kuna parlano il Tulekaya, ma hanno imparato benissimo l’espressione one dollar. Non vi spaventate se al campo d’atterraggio del vostro piccolo aereo o nella piazza principale di Playon Chico vedrete una svastica dipinta su una specie di bandiera spagnola. Non si tratta di nostalgici nazisti di Madrid, ma del simbolo della rivolta del 1925 contro i ‘bianchi’ della capitale, per rivendicare l’autonomia del Guna-Yala (questo il nome della regione, secondo i Kuna). E a ogni angolo del villaggio i vostri occhi saranno presi a schiaffi dai colori e dai disegni geometrici delle molas, i tessuti stratiformi ricamati a mano per i quali i Kuna sono famosi (ce n’è persino una al museo della Tappezzeria di Bologna). Impossibile lasciare l’isola senza acquistarne una carriolata, tanto sono belle. Seguito il programma del turista perfetto, boicottati gli spaghetti, salutata non senza lacrime l’amaca e rientrati a bordo dello sgabuzzino con le ali diretto a Panama City sarete pervasi da una sola domanda: perché non viverci?









4 – BOCAS DEL TORO
Situato nell’estremità nordoccidentale del Panama, l’arcipelago di Bocas del Toro dà nome alla provincia omonima, così come al centro principale dell’isola maggiore, l’Isla Colón, dove si trova l’aeroporto (a un’ora scarsa di volo da Panama City). Il bell’arcipelago è visitato soprattutto dai viaggiatori che lasciano per qualche giorno l’attiguo Costarica, così da rinnovare il visto e rientrarvi dopo breve. Pochi di questi turisti ‘burocratici’, però, si attendono un luogo così piacevole, e molti rimangono a ‘Bocas’ - così il nome del luogo viene solitamente abbreviato - ben più del previsto. Spiagge incantevoli, fondali adatti all’immersione e buone onde per il surf, un ecosistema ricco e protetto, un’atmosfera caraibica, fanno sì che queste isole siano ideali per una vacanza. Da alcuni, addirittura, sono considerate il miglior luogo del Paese per rilassarsi all’insegna di palme, sole e spiagge. I primi occidentali a scoprire la zona furono Cristoforo Colombo (da cui il nome dell’isola principale) e Juan Sánchez de Bajadoz. Durante il periodo coloniale la cittadina di Bocas del Toro, di cui rimane ancora qualche rara testimonianza (terremoti, alluvioni e tifoni hanno contribuito nel tempo al rinnovo forzato dell’architettura), fu il primo centro interamente costruito in legno. Negli ultimi anni dell’Ottocento l’arcipelago fu trasformato in un’unica grande piantagione di banane, ma l’affare durò poco: la malaria e la febbre gialla decimarono i lavoratori, mentre un fungo pensò alle banane. Le piantagioni furono quindi trasferite sul continente, e la cittadina di Bocas perse rapidamente gran parte della sua importanza. Nel 1991 un terribile terremoto distrusse l’abitato e fu seguito da un altrettanto traumatica inondazione. Sebbene a Panama la lingua ufficiale sia lo spagnolo, lungo la costa atlantica - e, in particolare, a Bocas - si parla inglese caraibico, un creolo detto ‘guari-guari’, importato dai neri provenienti soprattutto dalla Giamaica e poco comprensibile a chi è stato educato a Oxford. Situato di fronte alla cittadina di Almirante, da cui partono le lance per Bocas e le grandi bananiere dirette all’estero, l’arcipelago è formato da numerose isole che si affacciano sul Mar dei Caraibi e sulla Laguna di Chiriquí, un’ampia insenatura situata a sud-est. Tra le isole maggiori, oltre alla Colón, quella di Bastimentos - con il parco nazionale omonimo -, la Cristóbal e la Popa. Dai diversi moli di Bocas salpano quotidianamente lance più o meno regolari per le isole limitrofe, e numerose sono le agenzie locali o i barcaioli che, a tariffe molto variabili, trasportano i visitatori attraverso le insenature dell’arcipelago. Il Parco nazionale marino di Bastimentos, istituito nel 1988 (il primo marino di Panama), copre un’area di 13.360 ettari - di cui soli 1630 di terra - e si stende attraverso la fascia centrale dell’isola omonima, sulle isolette situate a sud-ovest di questa e sugli isolotti Zapatillas. Qui sono protetti i boschi primari e secondari dell’area centrale dell’isola Bastimentos, una vasta zona ricoperta da mangrovie a sud della stessa, l’area corallina che circonda i Cayos Zapatillas e la spiaggia di Playa Larga - anch’essa sull’isola principale -, dove le tartarughe marine della regione (la Carey o Eretmochelys imbricata, la Canal o Baula o Dermochelys coriacea, la Verde o Chelonia mydas) depongono le uova in diverse stagioni dell’anno. Le tartarughe, in gran parte dirette verso il Costarica, dove fanno capolinea nel parco nazionale di Tortuguero, usano Playa Larga come fermata intermedia. Nella vicina spiaggia di Red Frog Beach - qualche tavola da surf e un ristorantino -, tra la vegetazione folta si nascondono minuscole ranocchiette rosse (Dendrobates pumilio). Mentre le cercate, fate attenzione alle formiche, grandi amanti dei piedi dei turisti (prurito allucinante a seguire). Subito di fronte a Bocas, in una decina di minuti di navigazione, si può raggiungere l’isola di Carenero, dove abbondano belle spiagge. Verso il tramonto, vestite l’abito lungo: le pulci d’acqua e le zanzare sono voraci.





5 – BOQUETE
Dopo tanto mare avete voglia di collina? Orchidee? Caffè? Colibrì? Molto altro? Boquete, nella provincia di Chiriquí, vi aspetta. Prendete il primo aereo per David (nulla di davvero interessante, in questa città, se non un’atmosfera da cittadina cresciuta con le rimesse degli emigrati negli States, che qui ne hanno importato lo stile da provincia americana) o, se non avete fretta, il primo autobus. La gente di David sembra essere più cordiale che altrove, e se sarete fortunati rischierete di intrufolarvi in qualche festa danzante, tutta costumi tradizionali, cowboy a cavallo, qualche bicchiere di troppo e ritmi sciogli-anche. 





Il luogo più carino della regione, dove fare base per qualche giorno, è la piccola Boquete, a 1200 metri di altitudine sulle fresche colline a circa un’ora di bus dalla torrida David. Una buona occasione per visitarla può essere in gennaio, durante la Feria de las Flores y el Cafe, oppure tra la fine di marzo e l’inizio di aprile durante l’Esposizione di Orchidee, momenti particolari in cui ammirare più o meno tutte le orchidee del creato e far godere smisuratamente le narici con i mille aromi del caffè centramericano. Gli eventi si tengono nel parco delle esposizioni, un’area verde nel cuore della cittadina, su una sponda del Rio Caldera. Circondato da aiuole ricoperte da fiori messi in riga con precisione maniacale, in quei periodi il salone centrale vede un viavai incessante di bollitori d’acqua, cameriere con guantini e cuffie per i capelli, tazze piene di caffè fumante e rigorosamente privo di zucchero, annusatori professionisti provenienti da mezzo mondo. Con serietà da addetti alle pompe funebri, infilano i lunghi nasi nelle tazze fumanti, a un millimetro dalla bevanda. Ne fanno eterni fumenti, alcuni addirittura gargarismi, ma senza ingerire. Poi annotano il loro responso su grandi e block-notes top secret che decreteranno la fortuna o la miseria del produttore. A vederli vien voglia di saltare la recinzione che separa i turisti dagli addetti ai lavori e infilare il naso nella prima tazza che passa, per capire quali misteri vi si celino. E se tanto caffè non vi è bastato, visitate una qualsiasi delle fincas che circondano il paese, per ammirare tutte le sfumature che vanno dal verde al rosso dei grani di caffè. La zona attrae sempre più stranieri, si è calcolato che il 14% delle circa 20.000 anime che abitano l’area siano immigrati nordamericani o europei, perlopiù pensionati alla ricerca del lieto vivere. Boquete è una base perfetta per fare belle camminate nella regione, tempo e polpacci buoni permettendo. La caccia al colibrì - solo in termini di avvistamento, claro -, o ancor più del raro quetzal, può essere un’attività molto stimolante, così come quella del semplice vegetare per un’oretta nella piccola piazza principale, osservando la gente che passa, va al mercato, si ferma a chiacchierare come se non avesse di meglio da fare. Qua e là qualche Ngöble-Buglé, del gruppo indigeno più numeroso di Panama, riconoscibile soprattutto per gli abiti colorati delle donne. E poi, se amate il kitsch, fate un salto alla Villa Marta, qualche centinaio di metri in salita oltre la Cattedrale di San Giovanni Battista, sulla destra. La proprietà è composta da una grande casa privata circondata da un giardino immenso, immerso nei fiori e aperto al pubblico (il motto all’entrata: Mi jardin es su jardin), punteggiato qua e là da mucche finte decorate con fiori e colori sgargianti Chicago-style, più qualche altra scultura pazzariella. L’ingresso è gratuito, e il luogo è frutto del desiderio del proprietario di regalare il bello, concetto tra i più soggettivi dell’universo, agli altri. Una Panama surreale, tanto per chiudere in bellezza.





COME MUOVERSI
A Panama City i taxi sono piuttosto convenienti, ma vige la contrattazione. Considerate che in prima battuta vi verrà sempre chiesta una cifra cinque volte superiore a quella che viene richiesta ai locali. Alcuni rifiuteranno di prendervi a bordo durante l’ora di punta, soprattutto se dovete attraversare il nodo infernale di Bella Vista (ingorghi infiniti). In città ci sono due aeroporti: quello locale, di Albrook, a breve distanza dal centro, con i voli per/da San Blas, Bocas del Toro e David. L’aeroporto internazionale di Tocumen (20$ in taxi), invece, è fuori città, oltre la periferia orientale. Chi vuole raggiungere San Blas, Bocas del Toro o Boquete con rapidità può usare i piccoli aerei di Air Panama (flyairpanama.com), più o meno un’ora di volo e un centinaio di dollari per ognuna di queste destinazioni. Chi vola con questi aerei per San Blas e/o Bocas del Toro deve avere un luogo sicuro a Panama City dove lasciare il grosso del bagaglio: le compagnie aeree che portano agli arcipelaghi permettono di imbarcare solo bagagli piccoli (non più di 15 kg e di dimensioni ridotte, tipo trolley), oltre al bagaglio a mano (piccolo pure questo). Le lance rapide e i traghetti (indispensabili per chi viaggia con un automezzo) che collegano il continente a Bocas partono dalle città di Almirante (più comoda per chi viene dal Costarica) e di Chiriquì Grande (ottimale per chi viene/va da/a Panama City e David). Se avete prenotato l’alloggio a San Blas sarete accolti alla pista d’atterraggio da un barcaiolo che vi porterà a destinazione in lancia. A Panama City gli autobus partono dalla grande autostazione di Albrook (vicino all’aeroporto domestico) e raggiungono un po’ tutte le destinazioni del Paese. Costano poco ma sono lenti: calcolate circa un’ora di viaggio ogni 50 km percorsi.


HOTEL, PER TUTTI I GUSTI
A Panama City il migliore albergo è The Canal House (canalhousepanama.com), con sole tre stanze, a partire da 195$ (370 la suite). Prenotare con notevole anticipo. Las Clementinas (lasclementinas.com), nel Casco Viejo, ha sei stanze a partire da 250$, un buon ristorante e atmosfera da vendere. Rimanendo in tema, La Casa del Horno (casadelhorno.net), è un altro hotel boutique ideale per gli amanti dell’arte e del vino, camere accoglienti arredate con buon gusto. Nella zona ‘moderna’ di Bella Vista un paio di alberghi discreti: Hotel Finisterre (finisterresuites.com) e Hotel Esplendor (esplendorpanama.com). Una scelta più economica può essere il B&B Casa Cuba Hostal (casacubahostal.com), cinque stanze, 33$. A San Blas: Yandup Lodge (yandupisland.com), dieci bungalow, 100$ pasti inclusi. A Bocas del Toro: Playa Tortuga Beach Resort (hotelplayatortuga.com), grande struttura con una bella piscina (215$), oppure, più economici, Gran Hotel Bahia (ghbahia.com, 18 camere a 69$, alla fine della via principale di Bocas, vicino all’imbarcadero) e il semplice B&B Hotel Cocomo on the Sea (cocomoonthesea.com), sempre sull’isola Isla Colón, a gestione canadese-tedesca. A Boquete, svariate possibilità: Lacha Country Inn (lachahotel.com, a partire da 44$ la doppia), Stone Cabins (stonecabinsboquete.com), Los Establos (losestablos.net, boutique hotel, a partire da 130$ in bassa stagione), oppure ancora l’elegante Inn & Spa (panamonte.com). Qualora dobbiate fare una sosta a David, un accogliente ‘business’ hotel è il Ciudad de David (hotelciudaddedavid.com), in pieno centro, con 103 stanze e un buon ristorante.


COMIDA , UN ARCOBALENO DI SAPORI
A Panama City: Mercado del Marisco: ottimi piatti di pesce (ma anche un po’ di carne) a prezzi popolari, a due passi dal Casco Viejo. Il ristorante dell’hotel Las Clementinas (Calle 11 y Avenida B, Casco Antiguo, tel. 2287617) ha un bel menù con risotti (pigeon peas e cocco, 12,5$; guacho, frutti di mare, 16,50$), bisteccone, hamburger, zuppe e insalate, gamberoni con lemon grass e burro (22$). Diablo Rosso (diablorosso.com, Casco Viejo, davanti a La Compañia, Avenida Acon calle 7, tel. 2284833), artsy caffè, carino, con il motto: ‘Mejor el mal que el mall’; aperto dal mar. al sab. a pranzo e cena, a partire dalle 11. Piatti: dip pack chopra di lenticchie, con noci e aceto balsamico, 4$; Choricindy Crawford, bruschetta con chorizo, peperoni e aceto balsamico, 5$; Pestoni & Giovanni, focaccia con parmigiano, 4$; inoltre: quesadillas (4-5$), insalate, panini (Mozzarella Barbarella, focaccia con peperonata e mozzarella, 7$), dolci. Quadri matti tutto attorno, soprattutto in bagno. Panini fai-da-te? Super Gourmet (supergourmetcascoviejo.com), a due passi dalle rovine del convento della Compañia de Jesús. Salame, olive e formaggi, oltre a un hummus fatto come in Libano sanno fare. Per piatti gringos, Market (marketpanama.com), ottimi hamburger e ampia carta di vini. Di sera: Ristorante-bar La Posta (lapostapanama.com, Calle 49 con calle Uruguay, tel. 2691076), hamburger, Ferrarelle e un ottimo muffin con gelato. Per la comida tradizionale (tonnellate di culantro) delle regioni centrali, Trapiche (‘mulino a vento’ usato per ottenere il succo di canna; via Argentina, El Cangrejo, tel. 2694353, aperto tutti i giorni), ambiente semplice ma piatti saporiti, tra cui panini en hojadra (frittelle di farina ripiene di pollo o carne). Rimanendo in America Latina: Cebicheria Peruana La Mar (lamarcebicheria.com): chef Gaston Acurio, pesce e frutti di mare. E, per la cucina asiatica: il giapponese Ginza (ginzapanama.com, steak house/Teppan Yaki), oppure l’indiano (del Nord) Masala (Av. Justo Arosemena, tra la 44 e la 45 calle, chiuso la dom.), entrambi a Bella Vista. A Boquete si può consumare un buon pranzo all’aperto presso il Valle Escondido (veresort.com), ottima la torta al limone. Si trova all’interno di un resort/golf club per facoltosi - tra i suoi ospiti VIP Sean Connery e Mel Gibson -, con strutture visibilmente artificiali. Oppure, a una decina di minuti a piedi dalla piazza principale, El Casona Mexicana, piatti messicani abbondanti a prezzi più che adeguati. A Bocas del Toro: non mancate la sopa de mariscos (zuppa di frutti di mare) della cubana Giselle, proprietaria del Bongo’s Cafe, sulla via principale di Bocas.

CULANTRO, O LO AMI O LO ODI
Coriandolo in Italia, cilantro nel Nord America e in gran parte dei Paesi latinoamericani, culantro a Panama e in Costa Rica, cuentro o cheiro verde in Brasile, kotmir e daniya in India, ngòrí in Vietnam. I suoi nomi sono molti, il suo sapore unico, forte e non apprezzato da tutti i palati, soprattutto italiani, nonostante fosse molto diffuso tra gli antichi Romani. Queste le caratteristiche del Coriandrum sativum, volgarmente detto prezzemolo cinese. Usato a manciate, quasi in ogni piatto a Panama. Se non lo amate, avvertite il cameriere in tempo.

OFFERTE SPECIALI
Chi visita Panama può godere di due opportunità più uniche che rare. Per i turisti l’urgenza medica è gratuita per 30 giorni (www.axa-assistance.com.pa). Inoltre, chi vola con Copa Airlines (copaair.com) e fa uno scalo a Panama City, può godere di qualche notte gratuita in alcuni alberghi della città, ma è possibile riservarla solo all’atto della prenotazione del volo (visitpanama.com).

IN VOLO CON L’ALTA CUCINA
Iberia (iberia.com/it) ha ottimi voli quotidiani per Panama City, via Madrid. Chi vola in business class, oltre a poter usufruire del confortevolissimo lounge all’aeroporto della capitale spagnola (docce, camere per riposare, salamini succulenti), a bordo può deliziarsi con i menù di quattro chef spagnoli ‘decorati’ con due stelle Michelin ognuno.


SHOPPING, EVVIVA L’ETNICO
Dovendo scegliere un solo manufatto caratteristico di Panama, non potrebbe che essere una mola - tela ricamata a mano, dai colori vivissimi - dei Kuna. Ne esistono di tutte le dimensioni e fattezze, a volte ispirate all’ecosistema, altre a disegni geometrici, in casi particolari addirittura al candidato politico di turno. Si possono acquistare come semplici tele, oppure già trasformate in abiti, portafogli, accessori vari. Si trovano in tutto il Paese, ma il loro luogo di origine è San Blas, dove la scelta è apparentemente infinita. Le più piccole partono da 5$ in su, le più grandi… molto in su. Un campionario pressoché completo dell’artigianato di Panama si trova al mercatino di fianco alle rovine di Panamá la Vieja. I famosi cappelli Panama, venduti un po’ dovunque, in realtà sono fabbricati a Cuenca, in Ecuador, ma anche in loco c’è chi si è industriato a produrli, vista la richiesta del turismo. Qualità e prezzi sono estremamente variabili, riservati agli intenditori (un buon Panama si deve arrotolare senza fatica per essere conservato all’interno di una scatola di legno apposita). ). Nulla però, oltre le molas e il cappello Panama, sembra essere più panamense di una pollera, grande abito bianco, simile a quello delle donne di Salvador de Bahia in Brasile. Di origine spagnola, assai diffuso anche in Colombia, Perù e Bolivia, è il costume nazionale di Panama. Anche se non per tutte le occasioni, può essere interessante scovare una sartoria in cui si produce. Nel Casco Viejo ci sono alcuni negozietti carini: Vintage, con oggetti usati; lo scoverete facilmente, ha le tapparelle più belle del Casco Viejo, decorate con dipinti raffiguranti donne panamensi che vestono polleras; Papiro y Yo, papiroyyo.com, oggetti di carta e dipinti di pittori locali; Eclectika Store, Calle 4a Este, sigari e souvenir vari.


SIGARI, LE ‘GIOIE DI PANAMA’
Panama produce i suoi migliori sigari sulle colline alle porte di La Pintada, paesino di campagna nella provincia di Coclé. La manifattura (Joyas de Panamá, joyasdepanamcigars.com) può essere raggiunta in un paio d’ore d’autobus da Panama City, fino a Penonomé, quindi in una ventina di minuti su un pick-up collettivo. La piccola manifattura, fondata nel 1980, produce habanos Churchill, Torpedo, Robusto, Presidente, Gigante e Monster (largo quasi il doppio del Gigante, per bocche e palati molto esigenti). Tra le specialità si annoverano il Montunito (da montuno, vestito tradizionale panamense), con tabacco delicato e aromatizzato (vaniglia, rum, amaretto e altri liquori), amato dalle fumatrici. Il ‘pezzo’ più originale, però, è la Pipa, un sigaro a forma di pipa, con tanto di scatola che ne segue la sagoma. La manifattura è sempre aperta ai visitatori, anche la domenica, di solito dalle 8 alle 17. Solo in occasione degli ordini maggiori è possibile osservare numerosi operai al lavoro, giunti dai villaggi della regione. Per appena 5$ si può acquistare una confezione con 5 Coronita o 5 Montunito (20$ per la scatola con 25 pezzi), così come una con 10 cigarillos. Cinque Robusto sono venduti a 7$, mentre 5 Torpedo o Churchill costano 10$. Le confezioni più costose sono le belle scatole in legno che contengono 25 esemplari di Churchill o Torpedo, vendute a 45$.
Informazioni turistiche
Autoridad de Turismo de Panamá, visitpanama.com

Documenti
Passaporto con almeno sei mesi di validità. All’arrivo nel Paese si ottiene un permesso di 90 giorni.

Fuso orario
Sei ore in meno rispetto all’Italia; sette quando da noi è in vigore l’ora legale.

Lingua
La lingua ufficiale è lo spagnolo, abbastanza parlato l’inglese. Nella zona caraibica è diffuso l’inglese creolo.

Valuta
La moneta panamense è (sarebbe) il balboa (1B=1$); non esistono banconote, ma solo monete da 1 balboa e frazioni. In realtà ha corso legale il dollaro americano, usato per pagare qualsiasi merce o servizio.

Come telefonare
Il prefisso per Panama è 00507 (non ci sono prefissi per le varie città). Per chiamare l’Italia: 0039.

Periodo migliore
Clima tropicale, molto caldo e umido. La stagione secca va da gennaio a fine marzo.

DA EVITARE
Alcune zone di Panama City, soprattutto dopo il tramonto: il quartiere di Chorrillo, le viuzze più buie del Casco Viejo, così come la zona di Panamá la Vieja. Tutta la città di Colón, poi, gode di pessima fama. A Gamboa, se amate la buona cucina e non avete a disposizione un’eternità per consumare un pasto, evitate il ristorante Lagartos, sul fiume: cibo da autostazione, un’ora e mezza cronometrata per essere serviti.

1 commento:

  1. Complimenti per la guida dettagliata, completa e sopratutto molto veritiera che ho condiviso sulla mia pagina facebook (fabtravel)e prossimamente anche sul mio sito http://fabtravel.altervista.org che spero troverai utile e utilizzerai come pagina di partenza per organizzare i tuoi viaggi risparmiando.

    Le tue foto sono SPLENDIDE ma, se mi posso permettere un suggerimento, sono evidenziate non al massimo.

    IN BOCCA AL LUPO

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