lunedì 18 luglio 2011

THAILANDIA - IL TRIANGOLO DELLE MERAVIGLIE


BUDDHA, FIUMI, STORIE D’OPPIO, TROPPE FRONTIERE, ORCHIDEE, ELEFANTI E MASSAGGI (VERI). QUESTO, E MOLTO ALTRO, NELLA REGIONE DI CHIANG MAI, ‘CAPITALE DEL NORD’ DELLA THAILANDIA. A DUE PASSI DAL LAOS E DAL MYANMAR, NEL CUORE DEL COSIDDETTO ‘TRIANGOLO D’ORO’. VIAGGIO NELLA TERRA DELLE MERAVIGLIE.

Cappuccino wi-fi tuk-tuk espresso trekking massage pizza room?”. Questi, in un essenziale menù citato con cinismo molto British, gli ‘ingredienti’ della turistica Chiang Mai a detta di David, fotografo di Brighton che incontro ai piedi della pira - un gigantesco elefante viola di legno e cartapesta - eretta per chiudere definitivamente con le spoglie mortali di un bonzo VIP. Il superbonzo è morto un anno e mezzo fa, ma così come per la sorella del re Bhumibol Adulyadej, la data del decesso non consentiva la cremazione immediata. Gli astrologi non la consideravano propizia. Per mantenere il corpo della sorella reale fino alla data x le casse della corona hanno speso cifre con cui si potevano trasformare tutti i bordelli del paese in biblioteche. Per conservare l’involucro terreno del bonzo si è usato un bozzolo dorato che, mentre parlo con David, giace in verticale sulla groppa dell’elefante. Anche in questo caso si sono spese cifre da debito estero, ma nell’ipermonarchica e iperbuddista Thailandia nessuno va a sindacare su questo tipo di spese, ritenute di primaria necessità.




A un turista svizzero sbronzo, che tempo fa si era dilettato a uccidere la noia strappando un poster del re, sono stati dati appena vent’anni di galera, poi scontati a dieci grazie all’intervento dell’ambasciata. Dunque stasera l’elefante, nonostante di solo materiale valga almeno quanto tre ospedali, dopo mille preghiere, uno spettacolo di khon (il dramma-danza in maschera che riprende scene del Ramakian, la versione thailandese dell’indiano Ramayana), infinite foto ricordo alla statua in cera del defunto così veritiera da farlo sembrare ancora vivo (David mi racconta di un turista tedesco che, dopo averla fotografata, si è inchinato e gli ha detto: “Cavolo, ma riescono a stare nella posizione del fiore di loto per ore, senza battere un ciglio!”), prolusioni infinite degli ufficiali militari, sarà incenerito. Il rito è interminabile, e sono qui, al Wat Phra Singh, il tempio più grande della città, dalle 9 del mattino. La parte buona è stata la carriolata di cibo non-stop, dai ‘primi’ (ottimo pad thai) ai dolcetti, passando per cento tipi di tè differenti, data al popolo, farang (stranieri) compresi (me compreso). Gratis e finché le cavallette hanno spazzolato tutto. Alcuni militari, forse abituati a ranci minimalisti, così come qualche raro fedele sovrappeso, hanno fatto il triplo giro di portate. La parte cattiva è che il grande falò è previsto alle 9 di sera. Dodici ore filate in un tempio non le avevo mai sognate, nemmeno nei momenti di maggiore profondità mistica. Le prolusioni dei militari, poi, mi hanno segato le gambe. Ma, per fortuna, sono incappato in David e in E.J., fotografo del Bronx trapiantato a Chiang Mai, assoldato dal Bangkok Post. Con i due riesco a rilassarmi un po’, facendo una tappa culinaria in un ristorantino di Phra Singh Road apparentemente frequentato dall’intero Regno di Thailandia. I piatti sono buoni, i prezzi abbordabili, e alle sei in punto tutti in piedi! Suona l’inno nazionale. “Ce n’è anche uno al mattino, ma qui lo ignorano tutti - mi specifica E.J. -.





Quello delle sei del pomeriggio, però, è sacro. Ti devi mettere in piedi anche se sei in sedia a rotelle.” Il rito si svolge di domenica, e come ogni settimana questo tratto di strada è pedonalizzato per far spazio al milione di bancarelle del Sunday Market. Vi si trova di tutto e, per una volta, molta roba di qualità, ricca di fantasia. Non mancano i soliti bacherozzi fritti, qui con didascalie in inglese, presumo per evitare alla bancarellara di rispondere alle domande What is it? fatte ogni due minuti dai farang, indice puntato sulla bestiola trasformata in cibo croccante. Una donna thailandese li indica a una coppia di turisti amici suoi, proclamando: “Bachi da seta, ottimi. Croccanti fuori, cremosi dentro. Una delizia.” I bachi fritti li ho mangiati e l’interno non mi ricorda la crema fritta bolognese, quanto piuttosto la melma di lago, ma il grande fuoco mi aspetta, non c’è tempo per le polemiche. Si torna al tempio, per il colpo di grazia. Altre prolusioni, altre preghiere, quattro carri dei pompieri. Gente che fa file chilometriche per ricevere in regalo un libro di quindici centimetri di spessore con le avventure terrene del bonzo. Nessuno lo leggerà mai, ma farà la sua figurona nella libreria di casa. Alle nove, finalmente, il circo apre il tendone. Luci spente, altro balletto di khon (l’unica ballerina femmina DOC del pomeriggio è scomparsa, ora si snodano i polsi solo travestiti), parte il primo fuoco. Il ‘la’ lo dà una specie di razzo sparato da una balconata via cavo metallico sospeso. Il bersaglio è il povero topone bianco che, tra induismo e buddismo, accompagna Ganesh, il dio-elefante. Topo centrato e affondato, prende fuoco in un istante. Le fiamme crescono e avvolgono tutto, in un calore infernale. I pompieri intervengono a sedare il rogo alla base, la pira deve bruciare in maniera ordinata, ardendo prima nella colonna centrale, dov’è conservata la mummia del bonzo. Poi, anche la testa del povero elefante potrà cadere.




Chiang Mai fai-da-te
Cappuccino wi-fi tuk-tuk espresso trekking massage pizza room?”, si diceva. In effetti Chiang Mai, almeno la città vecchia, quella circondata da un fossato, questo sembra essere. Però, con un po’ di curiosità, e magari con uno scooter a nolo, si può fare da sé, godendo il meglio che la città ha da offrire. Pellegrinaggio quasi dovuto, per cominciare, al Doi Suthep, tempio sulla cima di un colle a 17 km dal centro. La strada per raggiungerlo è bella, e il tempio lo è ancora di più. Tanto che diversi stranieri hanno deciso di depositare le proprie ceneri qui, all’ombra degli alberi del complesso. Tornati in città, fate un salto nella caotica Chinatown, che vi accoglierà con il classico arco di trionfo rosso. Passato questo, negozi e bancarelle brulicanti di merci e gente ossessionata per lo shopping. Bello il reparto con i fiori, giunti freschi a camionate ogni mattina. Anche un salto al Chiang Mai University Art Museum vale la pena, c’è sempre qualche mostra o spettacolo interessante.



Inforcate, poi, il vostro cavallo, e spingetevi fino a Baw Sang, piccolo paese a pochi chilometri da Chiang Mai, perdendovi nelle viuzze laterali. Incapperete in diversi laboratori artigianali di ombrelli, dove le donne, armate di guanti, tinta, colla, spago e santa pazienza fanno piccoli capolavori. Poco più in là diverse fabbrichette-atelier in cui si può vedere l’intero processo della seta, dal baco al prodotto finito. E, se lo shopping fa per voi, di sera fatevi fagocitare dal Night Bazaar. Fra aragoste e frutta spettacolare, passando magari per un fish massage (i pesci mangeranno le pellicine morte dei vostri piedi), troverete senz’altro qualcosa da mettere sotto i denti, prima di passare all’impresa dello shopping. Sullo sfondo, un complessino di musica locale vi accompagnerà. Il giorno dopo, scaldati i motori, potete spingervi più lontano, fino a Mae Salong, paese di collina circondato dalle piantagioni di tè. Tutti, qui, sembrano lavorarne e commerciarne le foglie. Il piccolo paese, inoltre, è un luogo in cui vedere parecchie donne di etnia Akha. Le riconoscerete per l’abbigliamento matto, con una specie di ferro da stiro portato in testa, MAI tolto. E sulla via del ritorno potrete allungarvi fino a Ban Theuat Thai, il villaggio che fu la base operativa di Khun Sa, in passato temuto ‘re dell’oppio’ (liberatore, comandante partigiano, terrorista, a seconda delle definizioni attribuite dalle diverse parti della barricata). Il suo villaggio gli ha dedicato un piccolo museo, con tanto di statua equestre all’ingresso. Una specie di monumento al narco-Garibaldi.




Polpacci buoni, l’etnico come business
Parcheggiata la moto, ora potete partire per la fatica vera. Quando misi piede a Chiang Mai la prima volta, nel 1988, non c’era ancora internet e il cappuccino faceva piangere, ma c’era già un’iperofferta di servizi ai turisti. Il trekking etnico era in piena fase di decollo, dopo aver mosso i primi passi nella regione di Chiang Rai, e in città le agenzie erano assatanate per accaparrarsi ogni straniero vivo di passaggio. Non era indispensabile essere camminatori allenati: se non lo eri, lo diventavi lungo il tragitto, o rimanevi lì, in pasto ai serpenti. Nel mio gruppo c’era una ciccia australiana, con fidanzato mingherlino. Arrancava come una condannata lungo i sentieri fra i villaggi Lisu, Yao, Lahu, Akha (http://pietrotimes.blogspot.jp/2012/03/thailandia-i-popoli-delloppio.html). Ogni giorno diceva che non ce l’avrebbe fatta, ma il giorno dopo era ancora viva, sudante e in piedi. Chi non ce la fece fu un tedesco che senz’altro aveva sbagliato avventura. Si era presentato alla quattro giorni-tre notti-quattro tribù (formula ricorrente da queste parti) vestito come quando si va a prendere il tè dalla vecchia zia inglese. Mocassini e pantaloni con la riga stirata in mezzo, da carabiniere. Maglioncino di cachemire. Dotato di fidanzata stilisticamente in pendant, all’ultimo giorno aveva deciso bene di slogarsi una caviglia scivolando giù per un pendio. Uno Yao samaritano lo aveva riportato in città con qualche mezzo d’emergenza (asino+barca), e da allora i mocassini nel Nord della Thailandia non li vende più nessuno.




I trekking da uno a più giorni, però, continuano a essere venduti come l’acqua minerale. Le tante agenzie di Chiang Mai e Chiang Rai espongono ‘menù’ dai molti ingredienti, e alcune, forse per stanchezza di mercato, hanno iniziato a diversificarsi (‘impara a cucinare nella foresta, senza pentole’, robe così). Fa un po’ ridere, per non piangere, vedere che quelle che per un ventennio sono state una delle attrazioni più misteriose del vicino Myanmar - le ‘donne giraffa’ dell’etnia Padaung -, oggi sono imitate nella vicina Thailandia. Long neck, ‘collo lungo’, questa l’espressione più gettonata degli ultimi tempi, clonata dalla birra e applicata anche a gente che manco sa chi siano i Padaung. La mia impressione - gli antropologi puntigliosi forse mi correggeranno - è che anche altre etnie, che giammai si erano sognate di allungarsi il collo con spire di collari metallici, si siano attrezzate di ferramenta assortita. Tutta la zona di Chiang Rai e dintorni è un pullulare di ‘villaggi tribali’ in cui, come al cinema, paghi il biglietto, entri, fai le foto alle donne giraffa in posa. L’anello da collo, ci potrei scommettere, tra qualche annetto, se non lo è già, sarà in vendita nei negozi d’artigianato per farang. Tra gli altri ricordi del trekking che fu annovero anche l’essermi svegliato con una gallina che mi saltellava in faccia, di aver fatto il bagno alla cascata accompagnato da una bambina Lisu che mi canticchiava Fra’ Martino campanaro in FRANCESE (nessuno era innocente, nemmeno vent’anni fa), di aver imprestato il mio coltellino svizzero finto alla guida del villaggio per intagliare papaveri da oppio. Nel villaggio Akha - etnia nota per il fatto di mangiare cani - il primo stiracchiamento della giornata mi fu interrotto dalla visione di un bambinetto che, per gioco, prendeva a bastonate il cadavere di un cane alla catena, ai piedi della nostra capanna. Però nessuno, allora, indossava gli anelli degli altri. E la doccia che mi feci, tornato a Chiang Mai, fu una specie di secondo battesimo.



Chiang Saen, la tranquillità del fiume
Arrivare a Chiang Saen, paesino tranquillo e sbadiglioso come pochi, può offrire un benefico calo dei giri del motore, soprattutto se si arriva dalle altre due trafficate Chiang. La città vive del fiume che la bagna, il placido Maekhong. Il luogo è uno dei ‘cuori’ del Triangolo d’Oro (ce ne sono diversi, più o meno importanti, a seconda del marketing turistico locale), e in effetti basta attraversare il fiume per ritrovarci in Laos. Poco più giù, seguendo la corrente, in Myanmar. Sulla sponda di qua ferve l’attività dei facchini, alle prese con milioni di scatoloni (lattine di ananas, tra le merci più trafficate) da stivare nelle ampie pance delle navi da carico cinesi. In un paio di giorni queste vi possono portare in Cina, indispensabili un visto cinese (da fare altrove) e un adeguato accordo economico con il comandante. In cambio vi verrà data una cabina tutta vostra, un menù cinese e, per frutta… Se, invece, decidete di mangiare a terra, non mancate un pescione di fiume cotto nel sale, sulla graticola. È una specialità locale, e lo consumerete seduti sul marciapiedi, su una stuoia, con tavolini da asilo e birre adulte. Poi a nanna presto, perché qui dopo le 9 di sera nessuno fa bisboccia. Il mattino dopo all’alba, se non ci penseranno i galli, vi tireranno giù dal letto le litanie di qualche tempio o la radio pubblica. Un po’ come in Vietnam, nei piccoli paesi di provincia tailandese qualcuno ha deciso che alle 7 tutti devono essere in piedi, dunque un messaggio - se non alla Nazione, almeno alla comunità locale - va propagato via altoparlanti, a volume da esplosione dei timpani, per il Bene Comune. Che cosa fare, dunque, se si è già in piedi a quell’ora e il fiume lo avete attraversato ieri? L’attrazione principale è il Mega Buddha Dorato, una statua-faro che svetta a qualche chilometro, lungo la strada per Mae Sai. Impossibile mancarlo, anche perché vede un viavai incessante di umanità assortita. Perlopiù fedeli, ma anche turisti. La grande statua fa parte di un complesso che si snoda lungo il fiume, ed è interessare studiare i mille modi in cui i fedeli dimostrano il proprio credo: monetine infilate in fessure succhia soldi, sfregamenti di gong, fiori di loto, incensi a go-go, foto ricordo in posa plastica con il Buddha che tutto domina.




Mae Sai, per un salto oltre frontiera
Una trentina di chilometri oltre il Buddha, Mae Sai è la classica cittadina cresciuta attorno alla strada principale, in pratica un imbuto che immette nel Myanmar. Anni fa era una bailamme di polvere, mendicanti e caos assortito, oggi è decisamente più ordinata e la polvere è stata sostituita dalle decine di venditori di caldarroste cotte nel carbone, una specialità locale. A parte masticare castagne, in città c’è ben poco da fare, se non inerpicarsi fino al Wat Phra That Doi Wao, l’ennesimo tempio da cui godere un’ottima vista su Mae Sai e sulla dirimpettaia, birmana Tachileik. Il tempio è pure dotato di un gigantesco scorpione in pietra, vedere per credere. Chi vuole un assaggio di avventura, con appena dieci dollari e due fotocopie del passaporto può attraversare la frontiera per una giornata e infilare il naso in territorio birmano. Non che ci siano, nemmeno qui, grosse cose da vedere, ma si può assaporare un po’ di atmosfera birmana. Quasi tutte le donne con il volto cosparso di polvere di thanaka ricavata dal sandalo e ritenuta ‘di bellezza’, la maggiore concentrazione di venditori ambulanti di sigarette dell’universo, un certo numero di cartelli contro l’AIDS. L’avventura massima, forse, è quella che si vive nel momento in cui si passa per lo stanzino dei doganieri birmani: mentre questi vi stampano un sostituto del passaporto e vi sequestrano momentaneamente l’originale (vi sarà ridato all’uscita dal paese), buttate un occhio sulla parete in cui svettano gli orologi con l’ora di Bangkok, di Yangon (mezz’ora più avanti), e la foto del capo di stato, il generale-dittatore di turno. Capirete al volo in che tipo di paese vi trovate. A Tachileik sarete assaliti da orde di moto-boy che per qualche dollaro vi faranno fare il giro della città, vedendo quello che c’è da vedere: la pagoda Shwedagon, onnipresente in ogni città birmana, e un salto al ‘villaggio’ con le donne long neck. Vale la pena farsi portare in giro da uno di loro, vi eviteranno faticose camminate e i venditori di sigarette. Non sarete mica venuti fin qui per fumare, eh?


ENTE NAZIONALE PER IL TURISMO THAILANDESE
Roma, via Barberini 68
tel. 06.42014422
turismothailandese.it

IN RETE
chiangmai.sawadee.com
sito omnicomprensivo, in inglese: alberghi, templi, mappe, trasporti, storia, attrazioni, una specie di enciclopedia della città
chiangmai.net
altro sito di-tutto-un-po’, in inglese, con diverse immagini della città
thailand-chiangmai.com
ulteriore mini-enciclopedia in inglese sulla capitale del Nord
en.wikipedia.org/wiki/Chiang_Mai
la classica pagini di Wikipedia, fra la Treccani e il Bignami on-line, per un’infarinatura generale e ufficiosa sulla città

DOVE DORMIRE
Chiang Mai
Sirilanna
sirilanna@com
89/3 Ratchapakinai Road T. Phrasing
Tel. (0066) 53 279107, fax (0066) 53 279101
Bell’albergo nel cuore della città vecchia, ricco di stile. Belle camere, pulite, con una piccola piscina. Circa 70 euro la stanza deluxe.

U Chiang Mai
uchiangmai@com
70 Ratchadamnoen Road
Tel. (0066) 53 327000, fax (0066) 53 327096
Altro albergo elegante, ma non pretenzioso, nel centro della città vecchia. Servizio gentile e una hall molto accogliente. Con fitness center e il ristorante Eat & Drink, menù internazionale e Thai.

Villa Duang Champa
duangchampa@com
82 Ratchadamnoen Road, angolo Soi 6
Tel. (0066) 53 327199, fax (0066) 53 327197
Piccolo ma pulito e moderno ‘boutique hotel’, in stile Thai, nel centro della città. Tranquillo, ha belle camere a circa 46 euro, colazione inclusa.

The 3 Sis
3sisbedandbreakfast.com
1 Soi 8 Prapokklao Road
Tel. (0066) 53 273243, fax (0066) 53 273350
Bel B&B, con caffè e ristorante, nella città vecchia. Wi-fi, non per fumatori, ha camere a partire da 20 euro.

Parasol Inn
parasolinn.com
105/1 Phrapokklao Road
Tel. (0066) 53 814011, fax (0066) 53 814015
Belle camere in stile Lanna, con un elegante e pulito servizio di Spa (massaggi), nella città vecchia.

Sawasdee
chiangmaisawasdee.com
5 Prapokklao Road, Soi 13
Tel. (0066) 53 418907, fax (0066) 53 418908
‘Boutique’ guest-house, in una stradina a breve distanza dagli uffici della compagnia Thai, ha belle camere per circa 16 euro. Al pianterreno un piacevole caffè con buone colazioni e noleggio bici.



Chiang Saen
Anantara Golden Triangle Resort & Spa
anantara.com
229 Moo 1, Chiang Saen
Tel. (0066) 53 784084, fax (0066) 53 784090
Fantastico resort circondato dalla vegetazione tropicale, con camere da sogno e un eccellente centro per il benessere (Anantara Spa). Nei pressi della piscina i ristoranti: il Sala Mae Nam, specializzato in piatti tradizionali Thai reinterpretati dallo chef Panat Bantanajak, e il Baan Dahlia, con buoni piatti italiani (pasta al dente e vero Parmigiano!). Volendo, si può seguire un corso di cucina Thai, per imparare a fare i piatti più tradizionali, con un pizzico di creatività fuori dagli schemi. Tra i ristoranti e la hall un bel bar con decorazioni in legno in puro stile Thai. Ottima e abbondante colazione a buffet, con selezione di eccellente frutta tropicale. L’Anantara, però, non è solo un elegante resort circondato dalla foresta. È anche un centro per la tutela degli elefanti. Il suo Elephant Camp è un modello di efficienza, se paragonato ai molti simili che imperversano nella regione di Chiang Mai. Qui nessun animale è stato addestrato a scimmiottare comportamenti poco elefantini (giocare a pallone, fare massaggi alla pancia di un volontario umano steso a terra), come accade negli altri ‘elefantifici’. La semplice naturalezza del loro vivere, unita all’indole giocherellona, è di per sé un valido motivo per amare il luogo. Fin dal primo mattino, quando a colazione arriva l'elefantina Nina a darti il buongiorno. Fa tutti gli inchini e le smorfie del campionario, e se le allunghi una mini-banana nella proboscide ti farà una doppia recita. Se, poi, la buccia di banana le cadrà, la raccoglierà educatamente.


DOVE MANGIARE
Janhom
244 Wualai Road, T. Haiya
Vicino al Golf Driving Range
Cucina tradizionale, piuttosto speziata, dal Sud della Thailandia (Surathani). Aperto dal martedì alla domenica dalle 11 alle 22.

Lemongrass
Night Bazaar
Ristorante Thai piuttosto popolare, nel cuore dell’affollato Night Bazaar. Tra le sue specialità i piatti al curry con basilico e i crostacei. Prezzi contenuti, tutti i giorni dalle 16 alle 23.

The Duke’s
49/4-5 Lamphun Road (a 50 m. dal TAT) e presso il Night Bazaar (1° e 2° piano del Chiangmai Pavillion, Changklan Road, di fronte al Dusit Hotel)
Se vi manca una bisteccona all’americana, questo è il posto. Con un ampio menù che comprende pizze, piatti di pesce, panini e insalate.

Pun Pun
punpunthailand.com
Ai piedi del Wat Suan Dok, all’angolo con Suthep Road (vicino al Neurological Hospital)
Cucina vegetariana organica, in un giardinetto molto tranquillo nel complesso del tempio. Pianni sani e puliti a prezzi adeguati, tutti i giorni dalle 9 alle 18.

Royal India
11/12 Talad Boonyu
Ratchawithee Road, T. Sripoom
Per chi ama la cucina indiana. Il luogo, in un piazzale popolato di bar molto attivi di sera (musica dal vivo), a prima vista non è molto invitante. Ma la cucina è a 5*, ‘autenticamente indiana’, come da volantino. E i prezzi abbordabilissimi.

La Lanterna (di Genova)
31 Ratchadamnoen Road, a pochi passi dal Thapae Gate
Cucina nostrana, con influenze liguri, a prezzi abbordabili. Il piccolo locale è aperto dalle 10 alle 22 tutti i giorni. Ottima la pizza, servizio gentile.


SHOPPING
Phalita Décor
phalitadecor.com
114/3-4 Ratchamakka Road, Phrasing
Piccolo negozio nella città vecchia, con begli oggetti per la casa, mobili, artigianato e qualche antichità.

Museum of Jade
museumofjade.com
Shangri-La Hotel
89/8 Chang Klan Road, non lontano dal Night Bazaar
Per chi ama la giada e può spendere.

IMPARARE A CUCINARE THAI (in inglese)
Smart Cook
chiangmaismartcook.com
21 Moonmuang Road, Soi 5
Nella città vecchia, offre corsi da 1 a 3 giorni, con lezioni al mattino (9-12), pomeriggio (13-16) e sera (17-20). Ampia scelta di piatti, previo giro al mercato per conoscere gli ingredienti. 18 euro il corso da una giornata.

IMPARARE A FARE MASSAGGI THAI (in inglese)
Sunshine
sunshine-massage-school.com
159/2 Kaew Nawarat, Soi 4
Scuola riconosciuta dal Ministero dell’Educazione Thailandese, offre un corso di massaggio tradizionale con forti riferimenti allo yoga. Le lezioni si tengono dal lunedì al venerdì ed è consigliato un periodo di 10 giorni per imparare.

TREKKING
Tra l’infinità di agenzie che pullulano in città e che offrono escursioni su misura nei villaggi ‘etnici’, la Pagayor (thepeakadventure.com, tel. 53 800567) ha un programma interessante. Oltre ai classici giri di 1-2-3 giorni, offre un divertente ‘jungle survival cooking’. Comprati gli ingredienti freschi al mercato (niente avventure alla Rambo), si impara a organizzare una cucina fai-da-te nel cuore della foresta. Si cucina nel bamboo e nelle foglie di banano. Partenza alle 8.30 dalla guest-house, rientro alle 15, costo 1200 bath a persona.

AMICI A QUATTRO ZAMPE
In Thailandia, come nel resto del Sud-Est asiatico, il ‘migliore amico dell’uomo’ non se la passa benissimo. A Chiang Mai, per fortuna, c’è chi si occupa di loro. Care for Dogs (carefordogs.org) è un’associazione no-profit gestita da volontari. Chi vuole dare una mano può contattarli.

IL VIAGGIO
IL VOLO
Lufthansa (tel. 199400044, lufthansa.com/it) vola a Bangkok da Milano, Bologna e altri aeroporti italiani. Il volo (andata) dura circa 11 ore. Da Bangkok a Chiang Mai, con una qualsiasi delle compagnie tailandesi (Bangkok Airways, Thai, Thai Air Asia, Nok Air: tutte hanno più voli quotidiani), il volo dura circa un’ora e venti minuti.

COME MUOVERSI
L’aeroporto internazionale di Chiang Mai è a un quarto d’ora di taxi dal centro (la città vecchia, circondata da un fossato). Nel centro storico, piuttosto ampio, si può girare a piedi o, contrattando tenacemente, un tuk-tuk. Più economici (sempre contrattando) i songthaew (lunghi pick-up collettivi, ma anche ad personam). Per visitare i dintorni della città in piena libertà si può noleggiare uno scooter (250 bath uno automatico per 24 ore): bisogna avere la patente internazionale e lasciare un deposito (di solito 3000 bath). Usare la benzina 91. Per noleggiare una bici: City Bike Rental, 1 Samian Road (vicino al Wat Phrasing); organizza anche escursioni in bicicletta.

Fuso orario
Sei ore in più rispetto all’Italia, cinque quando da noi è in vigore l’ora legale.

Documenti
Passaporto con almeno sei mesi di validità. Per soggiorni inferiori ai 30 giorni non è necessario il visto.

Periodo migliore
Tra novembre e aprile, quando il clima è piuttosto secco.

Lingua
La lingua ufficiale è il thailandese. Molto diffuso l’inglese.

Moneta
La moneta ufficiale è il bath: un euro ne vale 49 circa.

Prefissi
Il prefisso internazionale per la Thailandia è 0066, quello di Chiang Mai è 053. Per chiamare l’Italia: 0039.

Pubblicato su Panorama Travel


ALTRE FOTO SU:

The Golden Triangle  is one of Asia's two main illicit opium-producing areas. It is an area of around 367,000 square miles (950,000 km2) that overlaps the mountains of four countries of Southeast Asia: Burma, Vietnam, Laos, and Thailand. Along with Afghanistan in the Golden Crescent and Pakistan, it has been one of the most extensive opium-producing areas of Asia and of the world since the 1920s. Most of the world's heroin came from the Golden Triangle until the early 21st century when Afghanistan became the world's largest producer. The Golden Triangle also designates the confluence of the Ruak River and the Mekong river, since the term has been appropriated by the Thai tourist industry to describe the nearby junction of Thailand, Laos, and Myanmar. Historically the Golden Triangle has been an area well-known for the growing of opium, and the name comes from a US State Department memo on the practice. These days, though, the place lives on the cultivation of tourists. The landscape is hilly, divided by the Ruak River that flows into the Mekong (Mae Khong) River. These rivers form a natural boundary between the three countries Laos (to the east of the Mekong), Myanmar (to the north of the Ruak), and Thailand (to the west of the Mae Khong). Chiang Mai sometimes written as "Chiengmai" or "Chiangmai", is the largest and most culturally significant city in northern Thailand, and is the capital of Chiang Mai Province. It is located 700 km (435 mi) north of Bangkok, among the highest mountains in the country. The city is on the Ping river, a major tributary of the Chao Phraya river. In recent years, Chiang Mai has become an increasingly modern city and attracts approximately 1 million visitors each year. Chiang Mai's historic importance derived from its strategic location on the Ping river and major trade routes. The city has long been a major center for handcrafted goods, umbrellas, jewelry (particularly silver) and woodcarving. While officially the city (thesaban nakhon) of Chiang Mai only covers most parts of the Mueang Chiang Mai district with a population of 150,000, the urban sprawl of the city now extends into several neighboring districts. This Chiang Mai Metropolitan Area has a population of nearly one million people, more than half the total of Chiang Mai Province. The city is subdivided into four wards (khwaeng): Nakhon Ping, Srivijaya, Mengrai, and Kawila. The first three are on the west bank of the Ping River, and Kawila is located on the east bank. Nakhon Ping district comprises the north side of the city. Srivijaya, Mengrai, and Kawila consist of the west, south, and east respectively. The city center - within the city walls - is mostly with Srivijaya ward.

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